Tra i Geologi del Lazio c’è grande soddisfazione per la riuscita del Congresso Nazionale dei Geologi Italiani, svoltosi dal 28 al 30 aprile presso l’Auditorium dell’Hotel Royal-Continental di Napoli, e organizzato dagli Ordini Regionali e dal Consiglio Nazionale dei Geologi. L’Ordine, presieduto da Roberto Troncarelli, infatti, ha fornito un serio e concreto supporto in termini di organizzazione e contributi tematici. “La geologia che verrà. Il mercato, l’università e le proposte di legge” il titolo della “tregiorni”, rivolta soprattutto alla società civile, alle istituzioni e alla politica, con la mission di favorire rapporti e sinergie tra mercato, università e opportunità di lavoro, finalizzate a formare professionisti preparati ad affrontare tutte le “applicazioni della geologia”, nonché a consolidare e ampliare il ruolo del geologo al servizio del territorio.

A chiudere il Congresso Nazionale dei Geologi Italiani, Roberto Troncarelli, in rappresentanza della Conferenza dei Presidenti degli Ordini Regionali dei Geologi. Il presidente ha esordito: “Sebbene la capacità del geologo di incidere nelle scelte istituzionali e amministrative sia cresciuta negli ultimi quindici anni, tuttavia c’è ancora molto da fare. Ci manca ancora un pizzico di autostima, dobbiamo fare ancora quel deciso salto di qualità e comprendere a tutti gli effetti l’importanza che il nostro ruolo detiene nella filiera dello sviluppo sostenibile e della tutela del territorio. Solo in questo modo avremo l’opportunità di incidere maggiormente sulle scelte decisionali”. Un processo di crescita, dal quale non può sottrarsi il mondo accademico: “Bisogna ricominciare dalla formazione: in questo senso – dice Troncarelli – l’università deve fare il suo, essendo ancora troppo lontana dal mondo professionale del geologo”. E nemmeno la politica, che “deve finirla di sottovalutare il ruolo del geologo, soprattutto – rimarca il presidente dell’Ordine dei Geologi Lazio – in un contesto critico come quello del nostro Paese, storicamente vittima di frane, alluvioni, che hanno causato morti, feriti, evacuati e danni. Un paese, l’Italia, dove vivono 5 milioni di persone a rischio idraulico. Dati allarmanti che dovrebbero far aprire uno scenario istituzionale in cui il geologo abbia vera centralità nelle decisioni. Responsabilità che purtroppo ancora manca. Infine, nella collettività c’è una scarsa cultura geologica e questo rappresenta certamente la madre di tutte le criticità. Serve un ribaltamento di prospettiva vera: il geologo che verrà deve diventare protagonista delle politiche decisionali”, chiosa Troncarelli.
