Composto da 99,9 gr di lipidi, 899 Kcal, e una bassissima quantità di vitamina E (33,1 mg) su 100 gr di prodotto, l’olio di palma è tra i prodotti più discussi tra quelli alimentari negli ultimi tempi.
Bisogna però porre l’attenzione alla distinzione tra olio di palma e olio del frutto di palma, quest’ultimo anche detto olio di palmisto, sono entrambi oli vegetali saturi non idrogenati ricavati da palme da olio della specie Elaeis guineensis.
Esso è usato maggiormente nell’ industria alimentare dolciaria o come prodotto finito dai consumatori ed utilizzato anche per la produzione di biodisel.
Sulle bancarelle improvvisate dei negozi africani è possibile notare la presenza di un liquido rossastro che ad occhio sembra benzina, ma non lo è: è olio di palma spremuto direttamente dai frutti. Se si confrontasse lo stesso prodotto con quello presente sul mercato Europeo noteremo sicuramente la differenza cromatica: quello infatti reperibile in europa è giallo paglierino. Questa differenza cromatica fa intendere che ci sono differenze chimiche, nutrizionali e di processo. L’estrazione dell’olio di palma, avviene dai tessuti molli e freschi della pianta. E’ proprio in questi che, dal momento della raccolta, iniziano ad attivarsi una serie di enzimi degradativi, come gli altri oli vegetali. Se questo processo di estrazione non avviene nel modo corretto, scatterà un enorme processo chimico dalla quale sarà molto difficile uscire, ovvero l’azione della lipasi (un enzima) che rompe i trigliceridi liberando acidi grassi isolati e l’azione della esterasi (sostanza che serve a riconoscere le contraffazioni dell’olio extra vergine di oliva) rendendo l’olio sgradevole. Per ovviare a questo problema le industrie, soprattutto se si tratta di lunghe conservazioni, stabilizzano l’olio apportando delle rettifiche dopo la spremitura, per eliminare le sostanze sgradite. Alcune operazioni sono ad esempio la rimozione della parte gommosa, che potrebbe causare schiuma durante la frittura, lo sbiancamento della colorazione che non sembra essere gradita ai consumatori per l’alterazione di colore del prodotto finito. Ancora, un’operazione col vapore per eliminare il cattivo odore dell’olio, tutte queste operazioni possono avvenire sia chimicamente che fisicamente, dipende dalle scelte dell’azienda di adoperare secondo l’una o l’altra alternativa.
In definitiva sono due i risultati: da una parte, si stabilizza il prodotto rendendolo visivamente più appetibile senza sapori e odori sgradevoli. Dall’altra parte però si presenta la questione qualità: si perdono completamente le componenti insaponificabili, le sostanze “buone” carotenoidi, vitamina E, fitosteroli ecc…
Ma allora perché non utilizzare olio integrale di palma?
A noi la scelta!
