Oggi, 5 maggio, ricorre il diciottesimo anniversario del disastro di Sarno e Quindici, quando vaste colate di fango invasero quattro centri abitati del salernitano uccidendo 160 persone. Dopo quella terribile strage qualcosa finalmente si mosse in un paese nel quale il numero di vittime causate da alluvioni e frane era già superiore a quello dei morti a seguito di terremoti. Uno dei frutti di quel dramma fu il decreto Sarno (decreto legge n.180), che dava compito alle Autorità di Bacino – enti creati ben nove anni prima ma fino a quel momento quasi inutili – ed alle Regioni, di realizzare in breve tempo la mappatura delle aree a maggior rischio idrogeologico ed individuare le misure da prendere per ridurre il rischio idrogeologico.
La mappatura e la pianificazione degli interventi di mitigazione doveva essere contenuta in un documento che si sarebbe chiamato PAI (Piano stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico). In teoria quel lavoro sarebbe dovuto iniziare anni prima, a seguito della legge 183 del 1989. Purtroppo ci vollero molti anni e tanti morti perché le cose cambiassero e finalmente iniziasse (in tremendo ritardo) quel lavoro di mappatura del territorio indispensabile per la prevenzione.
I PAI li redigono le Autorità di Bacino e vengono realizzati per microaree all’interno dei più grandi bacini idrografici del territorio nazionale. Questo permette un maggior dettaglio, indispensabile nella pianificazione territoriale e nella prevenzione “casa per casa”.
Basta cercare su motori di ricerca per trovare facilmente i pdf con le relazioni geologiche e la mappatura delle aree a rischio, comune per comune. In certi casi la consultazione di queste mappe è resa difficile da burocrazie e inefficienze, ma in molti casi (almeno una volta è il caso di dirlo, qualcosa funziona), sono consultabili facilmente.
Sono inoltre disponibili le relazioni geologiche che spiegano quali interventi andrebbero effettuati per mitigare il rischio idrogeologico. Interventi costosi, per i quali i fondi si trovano con difficoltà. Come denunciano i geologi, ci vorrebbe un piano nazionale di riduzione del dissesto idrogeologico, con uno stanziamento importante di risorse. La loro voce rimane però da anni inascoltata. Il governo Renzi ha annunciato un grande piano per la riduzione del dissesto, etichettato con il nome di #italiasicura, in una fase ancora iniziale.
