“E’ un giorno di commozione in cui ricordiamo le vittime, il grande dolore. Non si può cancellare il ricordo delle distruzioni e devastazioni del terremoto“: lo ha affermato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel discorso di saluto a Venzone, comune in provincia di Udine, uno dei tanti rasi al suolo dal terremoto del 6 maggio 1976 in Friuli. “E’ un giorno in cui si esprime riconoscenza ai soccorritori. Ne sono qui alcuni – ha proseguito Mattarella – e vi sono quelli che oggi continuano il loro lavoro nell’esercito, nei Vigili del fuoco, tra i volontari. Vanno ringraziati e vanno ringraziati tutti i friulani che si sono impegnati con determinazione, coraggio, con grande dignità nella ricostruzione“. “In quei giorni e nei successivi mesi – ha ricordato il presidente della Repubblica – a tutta Italia è stato chiaro che la determinazione, la capacità di affrontare in maniera concreta e seria i gravi problemi della ricostruzione, messi anche a rischio dal secondo terremoto, sono stati frutto della cultura e della mentalità dei friulani. E’ stata una grande testimonianza“. “Certo – ha detto ancora Mattarella – intorno ai friulani si sono stretti tutti gli italiani, tanti da tanti paesi stranieri, anche perché in tanti paesi vi è una presenza di friulani“.

