Nelle acque del mare greco vicino all’isola di Zante, le colonne e le mattonelle individuate dai sub non sono i resti di un’antica città perduta, ma le concrezioni minerali prodotte da speciali prodotti che vivono sui fondali in prossimità di emissioni di gas metano. E’ quanto dimostra uno studio pubblicato sulla rivista Marine and Petroleum Geology dall’Universita’ di Atene in collaborazione con l’Universita’ dell’Anglia Orientale, in Gran Bretagna.Le fotografie sembravano ritrarre i resti di un’antica citta’ portuale, con i basamenti circolari delle colonne e le mattonelle della pavimentazione di una strada: cio’ che non tornava agli archeologi, pero’, era la totale mancanza di monete, vasellame e altri oggetti che potessero indicare la presenza dell’uomo. Per risolvere il mistero fu avviata una prima indagine chimica e mineralogica. Dall’analisi approfondita della composizione dei resti (fatta combinando microscopia, raggi X e isotopi) e’ emerso che si tratta di concrezioni minerali formate all’incirca 5 milioni di anni fa dall’azione di speciali batteri che usano come benzina il metano rilasciato dal fondale marino. ‘‘E’ un fenomeno raro in acque cosi’ basse”, spiegano i ricercatori. ”Scoperte simili vengono fatte in genere a centinaia o migliaia di metri di profondita”’.
