Oggi si celebra la Giornata mondiale dell’Ambiente dell’Onu, dedicata quest’anno alla lotta al “traffico di natura” e dunque contro il bracconaggio. Sono otto, in particolare, le specie diventate emblema di questa battaglia: l’orango, la tigre, l’elefante, il rinoceronte, la tartaruga marina, il pangolino, il bucero dall’elmo e, tre le piante, il palissandro. Ma queste sono solo quelle più evidenti, perché le specie a rischio di estinzione sono circa 7mila in tutto il pianeta.
“Ben 7000 specie – spiega il Wwf – sono oggetto di crimini. Ogni anno in Africa vengono cacciati illegalmente più di 30.000 elefanti; la Tanzania e il Mozambico hanno perso in soli 5 anni tra il 50 e il 60% di questi straordinari pachidermi“. “Il commercio illegale è un grave motivo di allarme per migliaia di specie selvatiche spinte sempre più vicino all’estinzione. Reati perpetrati per un guadagno a breve termine, a scapito di benefici collettivi a lungo termine per i cittadini del mondo e gli habitat naturali“, ha sottolineato il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon.

L’assemblea generale delle Nazioni Unite stabilì la Giornata mondiale dell’Ambiente nel 1972 e quest’anno l’evento principale delle celebrazioni si svolgerà in Angola, ma le iniziative sparse per il mondo, e anche in Italia, sono numerose. Nel nostro paese, tra gli eventi, degno di nota è quello dell’Osservatorio ‘Vittori’ sul Monte Cimone, gestito dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) che rende pubblici dati storici sull’inquinamento dell’aria. E anche lo stretto di Messina diventa protagonista con la Lipu che ricorda l’importanza della tutela delle specie migratorie, con particolare riferimento ai quasi 30.000 rapaci osservati tra aprile e maggio sulle due sponde di Calabria e Sicilia. “L’Italia è campione di biodiversità” spiega Coldiretti, sottolineando come siano state salvate dall’estinzione 130 razze allevate tra le quali 38 razze di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e 7 di asini. E proprio al patrimonio agricolo guardano gli esperti scientifici del Barilla Center for Food and Nutrition, i quali chiedono che venga trovato un punto d’incontro con la produzione alimentare sostenibile, facendo ad esempio in modo che l’agro-ecologia venga inserita tra le misure per mitigare e ridurre i cambiamenti climatici.