La Brexit può aiutare il mercato immobiliare delle principali capitali europee e il settore delle costruzioni ma non subito e soprattutto molto dipenderà dalle decisioni di Mario Draghi e dalla tenuta complessiva dell’Unione. E’ questo il risultato del sondaggio veloce condotto da Scenari Immobiliari tra cento gestori professionali immobiliari in Europa (60) e in Italia (40). In un quadro ancora incerto, oltre tre quarti del campione ritiene che il deprezzamento della sterlina, il conseguente calo dei prezzi e la minore concorrenza tra investitori dovrebbe comportare “un notevole aumento degli investimenti opportunistici a breve termine nel Regno Unito“. Più contraddittorie le opinioni relative all’impatto sugli investimenti in un arco temporale di medio periodo. Quasi la metà del campione prevede “un calo di entità modesta“, un terzo ritiene che dopo un breve periodo di incertezza “il mercato ritroverà il suo equilibrio e gli effetti saranno modesti“. Percentuali più basse ipotizzano “un crollo degli investimenti nel Regno Unito o un lieve aumento“. È opinione unanime che gli effetti reali saranno valutabili solo alla fine dei due anni di transizione, essendo legati al modo in cui il processo di uscita dall’Unione europea verrà negoziato. Circa il 70% degli intervistati si aspetta lo spostamento di una parte dell’interesse degli investitori europei ed extra-europei dal Regno Unito ad altri Paesi europei. Convinzione comune che i maggiori benefici andranno ai mercati più liquidi, “soprattutto tedesco e francese“. Nell’Europa del Sud si prevede un forte afflusso di capitali in Spagna e, in misura minore, in Italia. D’altra parte, “è consistente la percentuale di operatori che non prevede variazioni significative nell’asset allocation, ritenendo più probabile un generalizzato rallentamento delle strategie di investimento delle società più importanti“. La larga maggioranza del panel prevede “un notevole impatto di Brexit sui mercati immobiliari britannici, soprattutto di Londra, per quanto riguarda sia la domanda che le quotazioni“, si legge nella nota di Scenari Immobiliari. Il rallentamento è attribuibile soprattutto al probabile spostamento delle istituzioni finanziarie nell’Europa continentale e delle sedi di un alto numero di società europee, con riflessi sulla forza lavoro e dunque sulla domanda di uffici e immobili residenziali.
