Nove miliardi per le fonti energetiche rinnovabili non fotovoltaiche e una possibile collaborazione storica tra Eni ed Enel: è questa la “strategia verde” dell’Italia illustrata dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi, insieme ai ministri dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, dell’Ambiente Gian Luca Galletti, e agli amministratori delegati di Eni, Enel e Terna, società per le quali il governo non punta ne’ al cambiamento dei vertici e nemmeno a una discesa nel capitale. L’appuntamento, prima convocato nella cornice ‘verde’ di Villa Pamphili ma poi trasferito a Palazzo Chigi a causa della pioggia, e’ stato prima di tutto l’occasione per la firma del decreto rinnovabili, una norma che il settore aspettava da tempo.

I miliardi stanziati (una rimodulazione degli incentivi che già gravano sulle bollette) sono nove sull’arco di 20 anni: si tratta, ha spiegato Calenda, di circa 400 milioni all’anno distribuiti tra eolico, idrico, geotermico, biomasse, rifiuti, solare termodinamico e rifacimenti per il mantenimento in efficienza della potenza, soprattutto eolica e idrica. Il ministro ha tenuto a sottolineare la valenza industriale del provvedimento, in particolare per il termodinamico di cui, ha osservato, “abbiamo la tecnologia, ma non un posto dove sia stata implementata in Italia”. Tra l’altro, ha aggiunto Galletti, “sommando gli investimenti annunciati sulle rinnovabili per i prossimi dieci anni, superiamo i dieci miliardi”. Critica e’ pero’ Greenpeace, che parla di “piccolo passo in avanti”, ma si chiede “che fine ha fatto l’obiettivo del 50% di energia pulita entro fine legislatura?”. “Le migliori tecnologie e competenze sulle rinnovabili – ha rivendicato il premier – stanno nelle aziende italiane. Il pianto e la lamentazione tradizionale per cui non siamo in forma e in prima linea sulle rinnovabili deve finire. Perche’ numeri e innovazioni ci permettono di dire che siamo all’avanguardia”.