Il Glifosato è un famosissimo diserbante chimico che uccide i vegetali con un meccanismo di azione molto efficace. Dopo essere stato assorbito dalle foglie, penetra nell’interno della pianta impedendone la possibilità di utilizzare i sali minerali e provocandone la morte nello spazio di pochi giorni. Il trattamento con Glifosato elimina quindi dal terreno tutti i vegetali; le piante da coltivare, successivamente seminate, si trovano senza competitori, crescono meglio e danno maggiori rese produttive. Quando pensiamo all’ambiente e all’inquinamento, pensiamo principalmente ai pesticidi, all’impiego quindi di agrofarmaci per la lotta antiparassitaria, e ci preoccupiamo dei residui che possono trovarsi negli alimenti, inquinare i terreni e finire nelle falde.
Ma l’altro tipo di inquinamento che dovrebbe renderci più preoccupati è proprio dall’uso ormai spropositato di diserbanti chimici dispersi nel terreno, ai bordi delle strade e nei parchi. Questa è una pratica agricola che consente di ridurre i costi delle lavorazioni del terreno ed eliminare le erbacce. Il glifosato può accumularsi e persistere nel terreno per anni. Questa è una brutta notizia, perché detto erbicida non solo distrugge i microrganismi utili nel terreno ed essenziali per la vita delle piante, ma promuove anche la proliferazione di agenti patogeni che causano le malattie delle piante. Quando il vegetale trattato finisce nel nostro intestino, dove risiede l’80 per cento del sistema immunitario, altera la microflora presente e abbassa le nostre difese contro le malattie.

Inoltre i ricercatori fanno notare come il loro studio sia il primo a mostrare gli effetti del glifosato sul sistema riproduttore dei ratti in età prepubere e come il diserbante possa essere un rischio per il sistema endocrino. Inoltre, secondo lo studio, la dose tossica identificata dallo studio è di 2 mg/kg di peso corporeo al giorno, il glifosato altera la fertilità, la funzionale differenziazione uterina, promuovendo l’insorgenza di neoplasie.