Migliorare il proprio sorriso per sentirsi bene in mezzo agli altri. È il desiderio di un numero sempre crescente di italiani, soprattutto donne, complici i nuovi sistemi invisibili ed efficaci per ristabilire l’armonica disposizione dei denti. “Negli ultimi 5 anni si è assistito a un vero e proprio ‘boom’ di richieste, con un aumento di almeno il 70%. E nel 65% dei casi sono donne (età ‘clou’ sui 30-40 anni, magari perché non hanno indossato l’apparecchio da bambine) a richiedere questo tipo di intervento, spesso prendendo a modello personaggi televisivi o del cinema che sfoggiano sorrisi bianchi e perfetti“. Lo evidenzia Gaetano Calesini, odontoiatra di Roma, past-president dell’Accademia italiana di Odontoiatria protesica.
“Ma occorre fare molta attenzione alle scelte che si intraprendono quando si chiede un apparecchio, mobile o fisso che sia – consiglia l’esperto – bisogna infatti sempre affidarsi a ortodonzisti specializzati, mai al ‘dentista sotto casa’, che può non avere la necessaria esperienza“. Ad andare per la maggiore sono le mascherine invisibili, ma anche in questo caso Calesini avverte: “Si tratta di un sistema brevettato attraverso il quale i dentisti inviano le impronte dentali dei pazienti a una compagnia che produce le mascherine progressive personalizzate. Il rischio, in questo modo, è che qualsiasi operatore (anche senza specializzazione e senza sapere nulla di meccanica ortodontica) possa effettuare questo tipo di intervento, negando al pazienti tutti i delicati e necessari controlli che man mano occorre effettuare. La gestione delle mascherine andrebbe invece eseguita sempre da un ortodonzista, altrimenti si rimette in discussione l’equilibrio di un sistema biologico che il paziente ha costruito durante tutta la vita, rischiando di provocare seri danni“.

Se ci si affida a mani non esperte, “il rischio è di andare a creare una dannosa instabilità occlusale: la posizione dei denti è dettata da un equilibrio di forze delicatissimo, che si va in qualche modo ad alterare con l’apparecchio. Insomma, se non si opera con precisione assoluta, una volta ultimata la terapia i denti tornano esattamente nella posizione di prima. Un ‘effetto boomerang’ che si può evitare, appunto, scegliendo accuratamente chi ci seguirà in questo percorso“.