E’ stata una due giorni di forte maltempo in vaste aree dell’Europa continentale, dalla Francia al sud della Germania, andando fin verso il Belgio, l’Olanda e l’estremo sud della Danimarca. Temporali particolarmente violenti, molti dei quali nel corso del loro sviluppo hanno assunto caratteristiche “supercellulari”, hanno duramente colpito l’Olanda e il sud della Germania, dove si sono verificate pure delle violente grandinate, con la caduta di chicchi di enormi dimensioni che hanno prodotto ingenti danni, specialmente alle autovetture. Particolarmente potenti sono stati i temporali osservati la scorsa notte nel sud della Germania e su diversi distretti della Francia orientale, alcuni dei quali sono stati accompagnati da autentiche tempeste elettriche, con continue fulminazioni, anche di 8/10 fulmini al secondo. I forti rovesci, con elevatissimi indici di rain/rate, che hanno contraddistinto questi temporali hanno determinato pure locali allagamenti e dei “flash floods” in diverse località.

Lo sviluppo di questi sistemi temporaleschi particolarmente intensi è riconducibile allo scivolamento sull’Europa centrale, tra Francia ed ovest della Germania, di una ampia saccatura, direttamente collegata alla depressione d’Islanda. Tale saccatura, lungo il suo bordo più occidentale, era supportata in quota dall’affondo di masse d’aria più fredde in quota che sono affluite al di sopra della massa d’aria più calda e umida preesistente nei bassi strati, lungo i bassopiani di Francia e Germania.
Lo scorrimento di queste infiltrazioni di aria più fredda nella media troposfera, sopra lo strato di aria più calda (temperature massime localmente superiori ai +30°C) e umida (valori di umidità relativa superiori al 70-80 %) preesistente nei bassi strati, in prossimità del suolo, sommandosi al calo del geopotenziale in quota, ha favorito lo scoppio di intensi moti convettivi che hanno alimentato il rapido sviluppo di violenti temporali e persino “supercelle” fra la Francia e la Germania.
Durante la serata di ieri si sono così improvvisamente formati questi forti temporali, caratterizzati da forti “updrafts”, visto il potenziale termico presente nei bassi strati che ha contribuito a far esplodere verso l’alto i cumulonembi, facendogli raggiungere delle altezze considerevoli, oltre i 12-13 km. Salendo a quote particolarmente elevate le incudini dei cumulonembi sono state investite dai violentissimi venti del “getto polare”, portandosi a notevole distanza dalla base dei cumulonembi, divergendo verso nord e nord-nord/est, assumendo il tipico asse obliquo, ben identificabile dalle moviole satellitari, causando anche una importante perdita di aria (dalla sommità) sospinta dal “getto“ stesso.
Non per caso molti di questi temporali sono stati preceduti o accompagnati da forti colpi di vento che hanno raggiunto picchi di oltre 90-100 km/h nelle fasi più estreme. Alcuni di questi temporali, venendo toccati in quota, nell’alta troposfera, dal passaggio del ramo ascendente del “getto polare”, si sono rapidamente evoluti in sistemi temporaleschi di natura “supercellulare”, anche piuttosto intensi, con tanto di “uncinate” che indicavano il passaggio dei sistemi “supercellulari”, con una evidentissima rotazione all’interno del temporale.
Soprattutto in presenza, nell’alta troposfera, di “Jet Streaks” o “Drifts” (campi di vento molto forti in quota non associabili al “getto”), dentro i cumulonembi si cominciano a formare dei moti rotatori orizzontali che vengono poi assorbiti dalle forti correnti ascensionali che li generano. Tali rotazioni, pur venendo in parte assorbite dagli stessi moti convettivi che alimentano i cumulonembi, tendono a far roteare le correnti ascensionali, le quali si intensificano ulteriormente a seguito del passaggio in alta quota del “getto”.
Durante tale processo l’”updraft” normale si trasforma in un “mesociclone”, alla cui base potrà comparire una minacciosa “Wall cloud” (nube a muro) dalla quale si possono sviluppare delle trombe d’aria o persino dei “tornadoes”, come quelli che si originano sopra le praterie statunitensi. Molte volte la “Wall cloud” viene preceduta da uno spettacolare invorticamento delle masse nuvolose scure, presenti alla base dei cumulonembi.