Ricorre oggi, 4 luglio, l’Independence Day, la Festa dell’Indipendenza; una festa nazionale, federale e molto patriottica con la quale gli Stati Uniti d’America commemorano l’adozione della Dichiarazione di Indipendenza, avvenuta il 4 luglio 1776, con la quale le Tredici Colonie si distaccarono dal Regno Unito di Gran Bretagna. La storia dell’Independence Day, patrimonio comune dello spirito americano, citata in moltissimi film di Hollywood, è interessante, perché è più complessa di come appare nelle celebrazioni. In realtà, la separazione effettiva delle Tredici Colonie dalla Madrepatria avvenne il 2 luglio, quando il Secondo Congresso Continentale a Philadelphia votò a larga maggioranza una risoluzione proposta il mese prima da Richard Lee, rappresentante della Virginia.
Solamente dopo il voto, il Congresso risolse di emanare una Dichiarazione pubblica per spiegare le motivazioni della propria azione. La bozza di Dichiarazione, preparata da Thomas Jefferson, fu approvata dai delegati il 4 luglio, quindi 2 giorni dopo l’effettiva Indipendenza. Fin da subito, fu proprio questa seconda data ad essere assunta come giorno dell’Indipendenza in tutto il Paese; non quindi il giorno in cui l’Indipendenza era stata realizzata, ma quello in cui fu dichiarata e presentata alla cittadinanza e al mondo… perfettamente in linea con la profezia di John Adams (il futuro secondo Presidente Americano e delegato del Massachussets al Congresso), contenuta nella lettera scritta alla moglie Abigail il 3 giugno, anche se spostata di due giorni: “Il secondo giorno di luglio del 1776 sarà l’evento più memorabile della storia dell’America. Sono portato a credere che sarà celebrato dalle generazioni future come una grande festa commemorativa. Dovrebbe essere celebrato come il giorno della liberazione, attraverso solenni atti di devozione a Dio Onnipotente. Dovrebbe essere festeggiato con pompe e parate, con spettacoli, giochi, sport, spari, campane, falò ed illuminazioni, da un’estremità di questo continente all’altra, oggi e per sempre”.

Questa presa di posizione da parte delle 13 colonie non aggradò particolarmente al governo di Londra, poiché si stava per perdere un avamposto commerciale prezioso e molto ricco, il che confluì in una guerra civile, la Guerra d’Indipendenza Americana. L’esercito americano, guidato da George Washington, vinse contro gli Inglesi solo qualche anno più tardi, nel 1781, anche se per attendere l’indipendenza definitiva si dovrà aspettare il 1783, con il Trattato di Versailles. Ad ogni modo, dal 1776 in poi, il 4 luglio è la festa nazionale per eccellenza, in cui tutti gli Americani seguono un rituale preciso che solitamente si realizza con la partecipazione alle parate mattutine proposte dalle grandi città. Gli uffici federali, le poste e le banche restano chiusi per questa ricorrenza, mentre nelle basi militari, a mezzogiorno in punto, vengono sparati tanti colpi di pistola quanti sono gli Stati appartenenti agli Usa; realizzando il saluto militare, il cosiddetto “Salute to the Union”, che ricorda le primissime celebrazioni dell’independence Day del 1777, quando vennero sparati 13 colpi di pistola, una volta al mattino ed un’altra al tramonto a Bristol, nel Rhode Island. Grande attesa anche per i fuochi d’artificio serali che illuminano tutte le città americane dove, seguendo le note dell’inno americano “The Star-Spangled Banner”, partono le batterie luminose fra i canti commossi intonati con la mano sul cuore.
