Siccità e alluvioni, le terre dell’Etiopia da cui migrare

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In Etiopia la peggiore delle siccità degli ultimi 30 anni e le successive alluvioni hanno generato una spirale di povertà da cui le popolazioni continuano a fuggire. Il 15 luglio è avvenuto il lancio del progetto di Amref e ActionAid, per portare salute e aiuti concreti alle popolazioni nel nord del Paese, nelle aree più vulnerabili e colpite dai cambiamenti climatici. Come si legge in un comunicato diffusa da Amref, si stima che oltre 60 milioni di persone nel mondo – di cui circa 40 milioni solo nell’Africa orientale e meridionale – versino in condizioni di insicurezza alimentare causata dagli effetti del fenomeno climatico El Niño. Di questa grave situazione di instabilità l’Etiopia è uno degli esempi più evidenti. La carenza di piogge ha raggiunto proporzioni tanto vaste da causare la peggiore siccità degli ultimi 30 anni. Ha messo in ginocchio 10 milioni di abitanti. A peggiorare una situazione già critica, un ulteriore mutamento del clima, che si è abbattuto sul Paese con piogge devastanti. Le alluvioni iniziate in marzo e gli allagamenti associati hanno spinto 237.000 persone a lasciare le loro case. Sono soprattutto giovani. Queste migrazioni forzate creano problemi di accoglienza nelle città e minacciano il successo dei programmi nelle zone colpite.

Il caldo torrido di El Niño prima e le pioggie torrenziali poi hanno inoltre causato la morte di migliaia di capi di bestiame (400 mila solo nella zona Nord del Paese) e consegnato all’Etiopia migliaia di ettari di terreno incoltivabile. L’emergenza ha colpito in particolare le regioni dell’Afar, dell’Ogaden, del Tigray orientale, dell’Oromiya (in particolare Centro ed Est), i bassipiani intorno alla Rift Valley e l’Amhara Orientale. Nonostante la forte crescita del PIL, che nell’ultimo decennio ha superato il 10% annuo, l’Etiopia appare dunque come un gigante dai piedi d’argilla, ancora in balia di problemi strutturali come le emergenze alimentari cicliche. Secondo il Governo Etiope sono necessari oltre 1,5 miliardi di dollari per rispondere all’emergenza umanitaria del 2016, di questi, almeno 703 milioni occorrono per intervenire rispetto ai bisogni immediati. In risposta all’emergenza e per avviare attività preventive, che consentano di dotare il sistema degli strumenti per reagire prontamente anche a squilibri futuri, sono scese in campo Amref ed ActionAid. L’intervento si concentra nel Nord del Paese, nell’area di Amhara, North Shewa Zone.

In questi luoghi, Amref Health Africa si concentrerà sulla creazione di tutte le infrastrutture idriche funzionali alla gestione dell’acquae si dedicherà anche alla formazione delle comunità sulla gestione e manutenzione degli impianti, nonché sulla prevenzione delle malattie legate all’acqua. “Il progetto che abbiamo inaugurato- spiega Roberta Rughetti, Resposabile Programmi Africa di Amref- è ambizioso. In un periodo di 10 mesi si propone di migliorare le condizioni di vita dei migranti potenziali, fornendo loro i servizi igienico-sanitari essenziali. Le attività sul campo contribuiranno inoltre ad arricchire le conoscenze in merito al fenomeno migratorio nelle aree di intervento”. “L’Etiopia è una priorità nel quadro degli interventi della cooperazione italiana, perché questa terra ha la possibilità di coltivare e far crescere le capacità del suo popolo. L’empowerment delle popolazioni locali e il potenziamento delle loro abilità genera uno sviluppo sostenibile. – ha sottolineato Letizia Ginevra, Direttrice dell’Ufficio della Cooperazione Italiana allo Sviluppo di Addis Abeba – Lo sviluppo delle comunità locali è la risposta alla migrazione. Riuscire a mitigare gli effetti di siccità e carestia prima e delle alluvioni incontrollate attraverso un intervento di food protection e gestione delle risorse idriche permetterà di affrontare le conseguenze dell’emergenza”. Parallelamente al lavoro di Amref, ActionAid si occuperà del supporto alle attività agricole e generatrici di reddito intorno all’acqua e indirizzate alla tutela ambientale. “Porteremo avanti una serie di interventi a sostegno del ripopolamento del bestiame e punteremo a rafforzare le conoscenze delle comunità in merito alle tecniche di coltivazione più efficaci”, ha riferito Alberto Petralia, coordinatore del progetto di Action Aid.