Sono 12 lamine dorate decorate da artisti ciprioti o fenici con le figure di animali veri o fantastici; ma anche i gioielli, il pettorale d’oro del principe, le armi, gli scudi, le cinture, i bronzi, le ceramiche. Negli anni ’70 il carro d’oro del principe di Eretum era stato depredato dall’omonima necropoli, nella città sabina dell’antico Lazio. Ora torna finalmente a casa, grazie ad un accordo siglato dal Mibact con il Ny Calsberg Glyptotek di Copenhagen, il prezioso corredo funebre del principe sabino di Eretum completo del suo celeberrimo calesse. “Una crisi trasformata in opportunità“, commenta il ministro della cultura Dario Franceschini e che apre un capitolo di collaborazioni con il museo danese.
Il museo nordico – una istituzione indipendente fondata nel 1988 da Carl e Ottilia Jacobsen che l’hanno poi donata al popolo danese – per anni si è rifiutato di restituire all’Italia il tesoro di reperti acquistati a caro prezzo negli anni ’70 (per il solo corredo del principe venne firmato nel 1971 un assegno di 1.264.752 franchi svizzeri) dai mercanti Robert Hecht e Giacomo Medici. “Oggi lo spirito e’ cambiato“, commenta all’Ansa la soprintendente Alfonsina Russo, “il giovane direttore del Glyptotek e’ felice di collaborare con noi“. Tra i tesori restituiti anche “lastre e decorazioni architettoniche strappate da edifici templari di Cerveteri, e un ciclo di antefisse con menade e satiro, anch’esso proveniente da Cerveteri” e smembrato dai trafficanti che ne vendettero una parte al museo di Copenaghen e l’altra al Getty Museum di Los Angeles.
In cambio delle restituzioni l’Italia si impegna a prestare a Copenaghen altri gioielli del suo patrimonio. Il primo prestito partirà dal 1 novembre 2018, e arriverà dal Museo di Vulci, spiega Alfonsina Russo. Sara’ composto da alcuni reperti della “Tomba delle mani d’argento“. Si tratta di una vera e propria ‘diplomazia culturale‘ ormai avviata da qualche anno, volta a combattere il traffico clandestino d’arte. Tra le questioni ancora da risolvere ci sono il rientro dell’Atleta di Lisippo, il bronzo ripescato nel 1964 nelle acque di Fano che il Getty Museum acquistò negli anni ’70 e non vuole restituire e la biga etrusca d’oro di Monteleone di Spoleto, esposta al Met di New York.
