Nella caccia a nuovi mondi abitabili l’unione fa la forza. Nasce infatti dalla sinergia tra una missione spaziale – la K2, messa a punto a seguito di un restyling del telescopio Kepler – e uno schieramento di osservatori terrestri dai due emisferi, l’ultimo aggiornamento in tema di ricerca di esopianeti.
Secondo lo studio, pubblicato sull’Astrophysical Journal Supplement Series, sarebbero almeno 100 le potenziali simil-Terre avvistate da K2 e passate al vaglio dei telescopi Keck, dei gemelli ottici Gemini, dell’Automated Planet Finder e del Large Binocular Telescope per valutarne la compatibilità con lo sviluppo della vita. Tra le scoperte più interessanti realizzate confrontando il lavoro delle due famiglie di osservatori – lo spaziale ed i terrestri – anche un mini sistema solare che ospita 4 mondi, forse rocciosi, affini al nostro ma di dimensioni tra il 20 ed il 50 % maggiori, in orbita attorno ad una stella grande meno della metà dei suoi pianeti, con un’emissione luminosa inferiore a quella profusa dal nostro astro e con livelli radioattivi simili.

La ricerca – spiega l’ASI – è stata condotta coinvolgendo nella selezione dei candidati procacciati da K2 i telescopi terrestri posizionati in entrambi gli emisferi: i ricercatori hanno prodotto immagini ad alta risoluzione delle stelle ospitanti puntando le telecamere ad infrarossi e gli spettrometri di Keck e colleghi. Di qui hanno operato una dispersione della luce per poter misurare le proprietà fisiche – massa, raggio e temperatura – degli astri e da qui risalire alle caratteristiche dei pianeti ospiti.
