Sequenziare il DNA nello spazio. È uno degli obiettivi scientifici della missione Commercial Resupply Services-9 (CRS-9) di SpaceX, che ieri ha visto la capsula Dragon partire con successo alla volta della Stazione Spaziale Internazionale.
Il lancio, avvenuto dal Kennedy Space Center in Florida alle 00:45 ora locale a bordo del razzo Falcon 9, getta le basi per la riaffermazione del volo umano statunitense con la Dragon Crew a partire dall’anno prossimo.
Nel frattempo la capsula riutilizzabile Dragon, che nel 2010 ha battuto il record di primo veicolo spaziale a essere portato in orbita e poi di nuovo sulla Terra da una compagnia privata, permetterà nuovi avanzamenti scientifici e tecnologici.
Il suo attuale carico – spiega l’ASI – ammonta a circa 2,2 tonnellate tra cibo, esperimenti scientifici e pezzi di ricambio per la ISS.
Il più atteso è senza dubbio IDA-2, un anello metallico che costituirà la nuova ‘porta di ingresso’ della stazione spaziale, attraverso cui passeranno gli astronauti delle prossime missioni.
Anche la strumentazione sperimentale a bordo di Dragon però non è da meno, e l’apparecchio per il sequenziamento del DNA in condizioni di microgravità sta già facendo parlare parecchio di sé.
La sua promessa è quella di dimostrare per la prima volta che il DNA si può sequenziare direttamente a bordo della ISS, e non semplicemente raccogliendo campioni biologici da far analizzare successivamente a Terra come si faceva in precedenza. In questo modo sarà possibile monitorare la salute degli astronauti in tempo reale, identificando agenti patogeni e diagnosticando eventuali malattie.
In tutto gli esperimenti scientifici condotti grazie alla strumentazione portata da Dragon saranno 250, distribuiti tra le Expedition 48 e 49.
Oltre alla sfida del DNA in microgravità, verranno testate nuove tecnologie per il mantenimento del calore all’interno della ISS e per sfruttare particolari celle solari tridimensionali.
Ancora, si studieranno gli effetti della microgravità sulle ossa umane per esplorare i potenziali benefici della lievitazione magnetica per patologie come l’osteopenia o l’osteoporosi, nonché per prevenire eventuali fratture durante le missioni spaziali.
Un altro ‘laboratorio portatile’ trasportato da Dragon è il cosiddetto HeartCells, che studia come l’ambiente spaziale influisce sulla frequenza cardiaca e come questo può cambiare da un individuo all’altro.
Con il contributo di Dragon la biologia in microgravità vedrà quindi nuovi avanzamenti scientifici e tecnologici, che si uniranno a quelli già raggiunti da oltre 15 anni di esperimenti sulla Stazione Spaziale Internazionale.
