Tiroidite di Hashimoto: fattori di rischio, sintomi, diagnosi e cura

La tiroidite di Hashimoto, nota anche come tiroidite linfocitaria cronica o tiroidite autoimmunitaria, è una malattia autoimmune che spesso porta a una riduzione della funzionalità tiroidea, ossia all’ipotiroidismo, una condizione che si verifica quando la tiroide non produce abbastanza ormone tiroideo per il fabbisogno dell’organismo.

FATTORI DI RISCHIO: La malattia, così chiamata dal nome del primo medico giapponese, il dottor Hakaru Hashimoto che, nel 1912, ne descrisse il primo caso, si manifesta più frequentemente nel sesso femminile, nelle donne comprese tra i 30 e i 50 anni e tende ad avere un andamento familiare. Tra i fattori di rischio: la gravidanza, iodio e sostanze che lo contengono, esposizione a basse dosi di radiazioni, infezioni. SINTOMI: Tra i sintomi tipici dell’ipotiroidismo: sensazione di freddo, stanchezza, depressione, apatia, sonnolenza diurna anche dopo aver dormito tutta la notte, difficoltà di concentrazione e di memoria, aumento di peso in genere modesto, stipsi, cute secca, viso gonfio, voce rauca, capelli secchi e fragili. L’ipotiroidismo da tiroidite di Hashimoto se non curato, può causare: gozzo, problemi cardiaci, problemi della sfera psichica, rischio connesso con la gravidanza (i figli di madri con ipotiroidismo non trattato hanno un rischio più elevato di mortalità neonatale e prematurità).

Human Thyroid GlandDIAGNOSI: Dopo la palpazione vanno effettuate delle analisi del sangue specifiche, per controllare i valori di TSH (ormone prodotto dall’ipofisi che regola l’attività della tiroide), FT4 e FT3 (le frazioni libere nella circolazione sanguigna degli ormoni tiroidei), e gli anticorpi (AC) anti-tireoperossidasi (enzima tiroideo, questo esame è positivo nel 95 per cento dei casi), e degli anticorpi anti tireoglobulina (altro valore che risulta quasi sempre alterato), a cui si può aggiungere l’esame di AC antirecettore del TSH. Altro esame diagnostico è l’ecografia, che serve per valutare le dimensioni della ghiandola e per lo studio morfologico del parenchima ghiandolare, a cui possono seguire esame citologico agoaspirato e scintigrafia.

CURA: Poiché i pazienti con tiroidite cronica autoimmune sviluppano spesso un ipotiroidismo, la terapia deve mirare essenzialmente alla correzione di quest’ultimo. Tutti i soggetti affetti vengono generalmente trattati con L-Tiroxina, il cui dosaggio va aggiustato, monitorando i valori del TSH fino a ristabilirli entro il range della normalità. Talvolta vengono utilizzati farmaci immunosoppressivi o l’uso di corticosteroidi.