Il primo scontro ufficiale e sottoposto a peer-review tra spiegazioni scientifiche e teoria del complotto, nell’azzurro campo delle scie chimiche, si chiude con un risultato più che netto: 76 a 1 e la conclusione che “le prove valutate non indicano l’esistenza di un programma segreto di irrorazione“. A sancirlo è il giornale scientifico ‘Environmental Research Letters‘, che ha pubblicato – previa valutazione da parte di membri della comunità scientifica – lo studio ‘Quantificare il consenso degli esperti riguardo all’esistenza di un programma segreto di irrorazione atmosferica su larga scala‘, firmato da Christine Shearer, Mick West, Ken Caldeira e Steven J. Davis. Proprio Davis, a pochi giorni dalla pubblicazione, sottolinea, però, come tra le aspettative del team non ci sia quella di far cambiare opinione a chi ne ha una già formata. “Non siamo così ingenui da credere che questi risultati convertiranno i veri credenti“, spiega il professore della University of California Irvine, limitandosi a rimarcare l’importanza di “stabilire una fonte credibile di informazione per chi incontra affermazioni legate alle scie chimiche e vorrebbe conoscere la prospettiva degli esperti“. Lo studio – spiega Marco Valsecchi per LaPresse – ha visto il coinvolgimento di 77 scienziati divisi in due gruppi: da una parte degli esperti di chimica dell’atmosfera con competenze legate alle scie di condensazione e dall’altra dei geochimici che lavorano sulla deposizione atmosferica di povere e inquinanti. I ricercatori sono stati messi di fronte alle affermazioni di chi sostiene che esista una cospirazione su scala globale volta a diffondere nell’aria – per scopi che vanno dall’avvelenamento della popolazione all’ingegneria climatica – sostanze chimiche di vario tipo. “Abbiamo sottoposto loro fotografie e report di laboratorio presentati come prove dell’esistenza delle scie chimiche su diversi siti web, chiedendo se la spiegazione più semplice per quello che stavano osservando era l’esistenza di un programma del genere. Oppure, se la risposta era no, quale pensavano fosse la spiegazione più probabile“, riassume Davis. Nello specifico, sono state mostrate quattro fotografie di scie presenti nel cielo o prodotte da aerei e tre analisi di laboratorio compiute su campioni di neve, acqua e particolato. In più, è stato chiesto agli scienziati se in carriera avessero riscontrato un aumento nelle concentrazioni ambientali di stronzio, bario e alluminio.
