Nella notte tra il 25 e il 26 settembre del 1902, quando a Modica, in provincia di Ragusa, accadde una catastrofe che avrebbe segnato per sempre le sorti dei cittadini. Una pioggia incessante che è durata oltre 24 ore e la quantità di acqua precipitata a terra era ormai pari alla metà di quella che, di solito nella zona, cade in un anno. Le strade del centro abitato si erano trasformate in veri e propri fiumi, le campagne erano ormai devastate, con raccolti distrutti e campi allagati. Ma durante la notte, intorno alle quattro, il volume della pioggia aumentò improvvisamente a dismisura. La terra non era più in grado di contenerla e la devastazione era imminente; nel giro di venti minuti si consumò la tragedia. Due torrenti, il Pozzo dei Pruni e lo Jannimauro, strariparono con una forza ormai fuori da ogni possibile controllo, e in particolare il primo si riversò su Modica, raccogliendo anche le acque dei torrenti che trovava sula sua strada, facilitato in questo compito da un dislivello di ben 150 metri.

La furia dell’acqua imperversò per 20 lunghi minuti durante i quali l’inondazione, senza alcuna tregua, distrusse e devastò tutta la città. Sotto una piazza, quella di San Domenico, il letto coperto di un fiume scoppiò e l’acqua arrivò fino a dieci metri di altezza. Non erano ancora le cinque quando la furia delle acque si placò. Il bilancio era tra i peggiori mai visti: 112 morti, abitazioni ed edifici pubblici devastati, danni inestimabili nelle campagne. Era stata una sorta di piccola apocalisse quella che si era consumata nella tranquilla cittadina di Modica.