”Che cos’e’ un nome? Quella che chiamiamo ‘rosa’ anche con un altro nome avrebbe il suo profumo”, recitava Giulietta nella famosa scena del balcone. In realta’ una rosa anche in un’altra lingua avrebbe un nome o un suono simile, come ha dimostrato uno studio della Cornell university, in cui sono state analizzati circa i due terzi delle lingue esistenti al mondo. Il lavoro, pubblicato sulla rivista dell’Accademia americana di science Pnas e guidato da Morten Christiansen, scuote uno dei capisaldi della linguistica, ossia l’arbitrarieta’ del linguaggio. L’analisi, condotta da un gruppo internazionale di linguisti su 40-100 vocaboli di base di oltre 6.000 lingue, ha dimostrato che ovunque nel mondo suoni simili vengono utilizzati per indicare uno stesso sostantivo, che siano parti del corpo, relazioni di parentela e aspetti della natura. ”Non significa che tutte le parole abbiano gli stessi suoni, ma che la relazione sia qualcosa di molto piu’ forte che va oltre il semplice caso”, commenta Christiansen. Le associazioni sono molto forti nel caso di parti del corpo, cosi’ come alcune parole evitano di preferenza alcuni suoni. Ad esempio, secondo lo studio, il pronome ‘io’ e’ improbabile che contenga le lettere u, p, b, t, s, r e l, cosi’ come tu abbia i suoni u, o, p, t, d, q, s, r ed l. I ricercatori hanno constatato che molte parole di base hanno una forte associazione con specifici suoni umani. Il perche’ si tenda ad usare gli stessi suoni per descrivere oggetti e idee di base nelle varie lingue del mondo e’ un mistero che dovranno risolvere i futuri studi ma, come rileva Christiansen, ”sono concetti importanti in tutte le lingue e parole che i bambini imparano per prime. Forse sono aiuti per acquisire il linguaggio”.
Lingue diverse, ma le parole di base e i suoni sono gli stessi: studio su oltre 6000 idiomi
