La prima regola è crederci, fidarsi di se stessi e dell’idea. La seconda è scegliere gli ingredienti giusti per trasformarla in realtà: l’umiltà, la passione, l’ascolto, la pazienza e la forza di trasformare il timore di un fallimento nella speranza di una vittoria. Magari diversa, a volte più grande, di quella inseguita in partenza. Il successo nella ricerca passa da qui e a dirlo è l’immunologo milanese Alberto Mantovani, direttore scientifico dell’Irccs Istituto clinico Humanitas di Rozzano, il ‘cervello’ italiano più citato nel mondo. Nel suo ultimo libro ‘Non aver paura di sognare. Decalogo per aspiranti scienziati‘ (edizioni La Nave di Teseo), sugli scaffali da domani, ha deciso di lanciare il suo messaggio ai giovani che sognano una vita in camice bianco. E che proprio in questi giorni stanno affrontando i test d’ingresso alle Facoltà di Medicina. “Una concomitanza casuale, ma benvenuta – spiega in un’intervista all’AdnKronos Salute l’autore, 68 anni il prossimo ottobre, pioniere degli studi sui rapporti fra sistema immunitario e cancro – Abbiamo un bisogno disperato di medici ricercatori, ‘ponti’ fra il laboratorio e la clinica, nell’interesse della scienza e della cura dei pazienti. Mi auguro quindi che fra chi supererà l’esame di accesso ci sarà qualcuno che provi a imboccare questa via“, senza scoraggiarsi anche se oggi appare in salita. Forte di un ‘palmares’ che solo negli ultimi mesi si è allungato di nuove voci (fra cui il Premio europeo di oncologia 2016), Mantovani si prepara a ricevere a novembre in Germania il Robert Koch Prize. Il suo è il nome italiano che ricorre più spesso nella letteratura medica internazionale, eppure a chi gli chiede cosa spinge un grande a condividere i suoi segreti lui risponde così: “Una ragione è che i giovani sono la nostra speranza e volevo trasmettere loro un distillato della mia esperienza scientifica, l’altra è che i giovani mi sono stati maestri. I ragazzi che sono stati nel mio laboratorio mi hanno fatto scuola di spirito critico, generosità e dedizione. Proprio poco fa mi stavano aggiornando sugli ultimi dati che hanno ottenuto. Da questi giovani maestri ho imparato e imparo ogni giorno, così volevo resistituire loro qualcosa“
Nel volume Mantovani ripercorre il suo viaggio avventuroso nella conoscenza scientifica, senza trascurare aneddoti, curiosità e retroscena di grandi scoperte. Insieme un ‘testamento scientifico’, una lezione di vita e un messaggio di pace e di amicizia: “I laboratori sono piccoli modelli per il mondo”, microcosmi di dialogo e convivenza armoniosa fra professionisti di ogni Paese, cultura e religione, uniti da una ‘divisa’ e da un amore che supera tutti i confini: quello per la ricerca. “Se è possibile fra quattro mura significa che è possibile ovunque”, assicura lo scienziato. Nel libro riassume la sua ‘eredità’ in 10 capitoli, 10 regole per farcela. Eccole.

2) VIVI IN UNA DIMENSIONE INTERNAZIONALE. “Uscire dal proprio recinto è un investimento per la crescita“, insegna Mantovani. “Si diventa protagonisti del cambiamento in uno scenario fatto di dialogo e apertura, in cui contribuire a costruire ponti di pace“, ribadisce. “Lo abbiamo fatto in molte situazioni di chiusura, per esempio con iniziative di formazione per giovani di Cuba“, ricorda. “E lo abbiamo imparato dai grandi padri della scienza. Persone come i premi Nobel Ilya Mechnikov e Robert Koch. Uno russo di scuola francese, l’altro tedesco. In anni di odio fra i due Paesi si rispettavano, si ospitavano, erano amici nonostante la competizione scientifica“. Ma vivere in una dimensione internazionale significa anche non avere paura di viaggiare per imparare. Per superare la retorica del dibattito sui ‘cervelli in fuga’ “dobbiamo cominciare a costruire nel Paese un ambiente attrattivo per tutti, italiani e stranieri – ammonisce il ricercatore – Ci sono istituzioni che sono riuscite a farlo, tra queste Humanitas. Una delle chiavi del successo sono le partnership pubblico-privato con charity e Fondazioni“.
4) RACCOGLI LE SFIDE. Osare sempre senza scoraggiarsi mai, esorta lo scienziato. “E’ come quando vado in montagna. Possono esserci vie con passaggi difficili, non alla mia portata. Eppure io ci provo ogni volta”, prosegue l’immunologo sottolineando come la storia della medicina sia piena di missioni che sembravano impossibili e che alla fine sono state vinte, come pure di paventati insuccessi che hanno permesso di segnare altri traguardi. “Pensiamo all’immunologia dei tumori“, il campo in cui Mantovani lavora dagli anni ’70 e per il quale è tanto noto: “Dieci, 15 anni fa non erano molti a scommettere sul suo contributo, mentre ora l’immunoncologia è considerata la nuova frontiera della lotta al cancro. Ma si tratta di un sogno vecchio di quasi 100 anni, ed è un grande privilegio avervi contribuito e poter osservare che si avvera“.
5) IMPARA DAI PAZIENTI. “I pazienti sono lì a ricordarci i problemi che non abbiamo risolto – spiega lo scienziato – La loro diversità è straordinaria ed è grazie a loro che oggi sappiamo quello che sappiamo sulle immunodeficienze“. Non solo. “Grazie all’ascolto dei pazienti che ci ricordavano che il sistema immunitario può funzionare contro il cancro, abbiamo continuato la nostra ricerca“. Quello che adesso mette tutti d’accordo “ce lo hanno insegnato i malati. Il rapporto è bidirezionale: se a volta le vie della ricerca vanno dal laboratorio al letto del malato, a volte seguono il percorso inverso“.
6) COLLABORA E GUARDA GLI ALTRI. “Il mondo della ricerca è inevitabilmente competitivo – ammette Mantovani – ma bisogna trovare un equilibrio tra collaborazione e competizione. Nel mio vissuto di ricercatore credo di essere stato sempre molto aperto e per questo ripagato, perché senza questa apertura avrei perso tantissime occasioni in molti progetti importanti. Basta guardare i miei lavori: in un’enorme quantità di studi nell’elenco dei nomi c’è l’intero universo. La condivisione, di conoscenza ma anche di materiali e di strumenti, fa parte dell’etica del nostro mestiere“.
8) ACCETTA IL GIUDIZIO DEGLI ALTRI. La lezione dello scienziato è che bisogna ‘incassare’ le critiche, farsi stimolare dai giudizi negativi, rimboccarsi le maniche e ricominciare. “Tutti i nostri lavori vengono valutati e a tutti noi, anche ai Nobel, capita di vederli rigettati, criticati impietosamente. Lo spirito critico è uno dei sali della ricerca“.
9) RISPETTA I DATI. La verifica è un aspetto intrinseco della ricerca, è quello che permette di ripartire da zero o di prendere il largo. “A volte i dati non dicono quello che uno si aspetta e prenderne atto può aprire finestre su mondi sconosciuti. Sta succedendo anche a me in questi giorni e lo trovo molto bello“, confida Mantovani. Ma il monito è anche che bisogna coltivare i propri sogni con onestà: “Se dico che il vaccino del morbillo provoca l’autismo, la scienza verificherà se è vero o no“. E’ così che questa presunta correlazione è stata smascherata come “un falso clamoroso“, che purtroppo ha alimentato tante paure immotivate dure a morire. L’ultima riflessione è che “spesso come società siamo chiamati a fare scelte su temi riguardanti le scienze della vita, dai vaccini agli Ogm. Fornire a tutti i cittadini gli elementi per compiere scelte consapevoli e per potersi esprimere con cognizione di causa è un dovere imprescindibile“.
