“Negli ultimi 10 anni abbiamo assistito a un costante e drammatico aumento del numero di pazienti con sepsi: si calcola che muoia un paziente ogni 4 secondi. Una realtà che secondo alcuni costituisce una vera e propria pandemia dei Paesi industrializzati“. Lo spiega l’Amcli, l’Associazione italiana microbiologi clinici che alla vigilia della Giornata mondiale sulla sepsi (13 settembre) lancia un appello: “Serve una maggiore attenzione, uno sforzo congiunto da parte dei medici di famiglia e di pronto soccorso, di microbiologi e infettivologi. Uno sforzo è richiesto anche alle ditte produttrici dei diagnostici, affinché i test possano scendere a prezzi accessibili al Ssn“.
La sepsi “costituisce la principale causa di morte per cause infettive, dunque prevenibili“, sottolineano gli esperti in una nota. “L’accorciamento dei tempi di diagnosi microbiologica risulta molto importante – avvertono – perché numerosi studi dimostrano come ogni ora di ritardo nella diagnosi corretta e quindi nella somministrazione della terapia antibiotica, dopo le prime 12 ore dall’insorgenza dei sintomi, faccia aumentare il rischio di morte del 7%“. Ma come si spiega il boom dei casi di sepsi? “Le principali che permettono la diffusione di questa malattia sistemica sono da ricercare nell’invecchiamento – riferiscono i microbiologi clinici – nell’aumento della popolazione fragile, nel diffondersi di microrganismi resistenti agli antibiotici e probabilmente anche in un calo dei servizi sanitari. La sepsi è una sindrome clinica complessa, difficile da definire, diagnosticare e trattare. Risulta da un complesso di segni e sintomi dovuti all’attivazione sistemica della risposta immunitaria nei confronti di un patogeno che è arrivato in circolo. Le sepsi possono essere provocate da diversi tipi di batteri: i più frequentemente in causa sono i batteri piogeni”.
“Oltre a essere un grave problema per la Salute umana, ha anche un enorme impatto economico – afferma Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli e direttore dell’Unità operativa di Microbiologia dell’Asst Ovest Milanese – Nel nostro Paese, in cui si stimano oltre 6.000 casi all’anno, la spesa aggiuntiva annua supera i 15 milioni di euro. Oggi però il laboratorio di microbiologia clinica, grazie a nuove tecniche, ha accorciato di molto i tradizionali tempi di risposta dell’emocoltura, l’esame cardine attorno al quale ruota la diagnosi“.
