In una intervista pubblicata sul giornale Il Mattino, il sismologo Enzo Boschi torna a parlare del terremoto che ha sconvolto l’Italia centrale il 24 agosto. Alla domanda rivolta dal giornalista su cosa bisogna attendersi per il futuro, il noto sismologo ricorda che dal sisma del 24, che ha devastato Amatrice ed i centri vicini, “sono passati in fondo pochi giorni” e che dopo eventi importanti come questo si ha in genere “un’attività sismica molto lunga, che può durare mesi“. Proprio come accaduto dopo il sisma all’Aquila, o dopo quello in Umbria e Marche nel 1997. Addirittura, ricorda Boschi, dopo il sisma dell’Irpinia (23 novembre 1980) la terra continuò a tremare per un anno e mezzo.
“C’è da aspettarsi il proseguire di un’attività sismica non solo nella zona già colpita, ma anche in quelle vicine. Sono possibili scosse anche forti, anche di magnitudo 5“, continua Enzo Boschi. Che non esclude neanche una replica della prima terribile scossa, quella delle 3.36 nella notte fra il 23 e il 24 agosto. “Non si può escludere in linea di principio. Qualcosa del genere avvenne in Umbria nel 97. In Friuli, nel 76, tre mesi dopo il primo terremoto, ce ne fu un secondo. Anche in Irpinia ci furono forti scosse dopo quella del 23 novembre”.
Come sempre i sismologi si mantengono cauti sulle future scosse: i terremoti infatti, allo stato attuale, non si possono prevedere con precisione. Non si può sapere la data, l’ora ed il luogo esatto in cui avverranno. Sappiamo in quali aree potranno colpire, ed è lì che bisogna agire, costruendo in maniera antisismica e informando la popolazione.
Boschi ricorda infine che in questi giorni è stata tutta l’Italia a tremare, come accade sempre, anche quando i riflettori dei mass media si spengono: “tutta l’Italia è zona molto attiva sismicamente, ogni anno si registrano migliaia e migliaia di scosse – afferma.
