Sono 1.894 le aziende agricole nei 17 comuni con danni strutturali gravi causati dal recente terremoto in Centro Italia del 24 agosto, delle quali, la maggior parte, quasi il 35% (pari a 658 aziende) presenti nei territori perugini dell’Umbria, e in particolare a Norcia (308) e a Cascia (210), seguiti dalle Marche (582), dove Acquasanta Terme, da sola, conta 213 aziende. Nel reatino (282 aziende), il numero di aziende più elevato è stato rilevato ad Amatrice (181 unità) mentre in Abruzzo sono 372 aziende e a Montereale 168 unità. E’ quanto rileva l’Istat in un focus sulle “Caratteristiche dei territori colpiti dal sisma del 24 agosto 2016” facendo riferimento al censimento del 2010. I territori considerati si contraddistinguono per un’elevata densità di aziende agricole sulla popolazione residente rispetto al dato medio nazionale: oltre sette aziende ogni 100 abitanti contro il 2,7 del valore nazionale. Inoltre, le imprese agricole presentano un’elevata dimensione media in termini di superficie agricola totale (SAT) pari a quasi 47 ettari per azienda (contro i 10,5 dell’Italia) mentre il numero medio di aziende per chilometro quadrato è inferiore al dato nazionale (1,1 contro il 5,4 dell’Italia). Le caratteristiche della superficie territoriale dei comuni terremotati ne denota, soprattutto in alcuni casi, una particolare caratterizzazione agricola. Con riferimento alla tipologia di allevamento, quasi ovunque prevalgono gli ovini e i caprini, in particolare per l’insieme dei comuni con danni strutturali gravi si tratta di 55.971 capi con l’eccezione di Capitignano (allevamento di suini), Montefortino (avicoli) e Cittareale (bovini e bufalini). I bovini e bufalini sono relativamente presenti a Norcia, Cascia ed Amatrice oltre che a Cittareale. La percentuale delle aziende di tali comuni, che svolge anche attività connesse all’agricoltura, è del 15%, una quota moto più alta di quella nazionale del 4,7%. L’agriturismo tocca quota 25% ed è particolarmente presente nei comuni dell’Umbria (33%), soprattutto a Norcia (50%) e a Preci (75%); nelle Marche le quote principali sono a Montefortino (45,5%), Montegallo (50%) e Montemonaco (85,7%). La maggior parte delle aziende sono condotte direttamente dal coltivatore (91,9%), anche se in misura lievemente inferiore al dato nazionale (95,4%).
Terremoto Centro Italia: quasi 2000 le aziende agricole nei comuni colpiti

LaPresse/Settonce Roberto