“Dobbiamo immaginare una scommessa non per i prossimi mesi ma per i prossimi anni, un lavoro che non deve dare risultati domattina ma che rappresenti un’opera di vera prevenzione e serieta’“. Matteo Renzi ha inquadrato cosi’ il senso della serie di incontri oggi a Palazzo Chigi per ‘Casa Italia’. Il presidente del Consiglio ha parlato di “una scommessa infrastrutturale che tenga insieme interventi sulle scuole, bonifiche, banda larga, dissesto idrogeologico, periferie, impianti sportivi, tutto articolato insieme per progetto complessivo che abbia linee guida chiare e una regia di insieme“. “Siamo qui per chiedervi di partecipare a questo ragionamento con le vostre valutazioni e con il vostro ruolo e contributo tecnico, per un lavoro che io credo debba andare avanti almeno per un decennio, senza che su questo si giochi alcuna battaglia politica“, ha detto ancora il presidente del Consiglio. E Renzi è tornato a sottolineare l’esigenza di una moratoria nel confronto tra soggetti politici, sempre aprendo gli incontri a Palazzo Chigi.
“Vorrei che a tutti i sindaci, i presidenti di Regione e gli amministratori arrivasse il messaggio che in Italia si torna a progettare, si torna a fare progettazione con criteri nuovi e tecnicamente all’avanguardia, per questo abbiamo coinvolto il rettore del Politecnico di Milano, massima autorita’ in materia“, ha esortato. Una linea di condotta confermata anche nel ’round’ con le parti sociali. “Ora serve una condivisione vera sulla ricostruzione e sul piano Casa Italia, anche con i soggetti sociali perche’ nessuno nasce imparato“. Dunque “e’ positivo ascoltarsi reciprocamente“, facendo tesoro di una lezione, nel dramma aperto dal sisma di agosto: “Il paese ha reagito in maniera ammirevole all’emergenza terremoto. Non ha da rimproverarsi niente. Merito di tutti“. A fine settembre si tiranno le somme e si procedera’ con la verifica tecnica. Intanto, una indicazione emerge gia’ con chiarezza: l’assicurazione obbligatoria sulle abitazioni non sarebbe la soluzione perche’, avrebbe detto sempre Renzi, a quanto riferiscono alcuni partecipanti agli incontri di oggi, non si puo’ gravare di ulteriori spese la classe media.
“Evitiamo che su questo si giochi alcuna battaglia politica“, è l’appello. E che il premier voglia ragionare in un’ottica di sistema Paese lo testimonia la ‘riapertura’ – dopo mesi – di quella Sala Verde, luogo classico delle riunioni tra governo e parti sociali che proprio Renzi aveva indicato come simbolo di una politica che discute ma non decide. Stavolta invece il premier ha voluto incontrare praticamente tutti i corpi intermedi del Paese, affiancato dal sottosegretario Claudio De Vincenti e dal rettore del Politecnico di Milano, Giovanni Azzone, che Renzi ha voluto alla guida del progetto di messa in sicurezza del territorio. In realtà un piano ancora più vasto, che il premier definisce “una scommessa infrastrutturale che tenga insieme interventi sulle scuole, bonifiche, banda larga, dissesto idrogeologico, periferie, impianti sportivi, tutto articolato insieme per un progetto complessivo che abbia linee guida chiare e una regia di insieme“.
Il senso è che “in Italia si torna a progettare, si torna a fare progettazione con criteri nuovi e tecnicamente all’avanguardia“. Ovvero, chiarisce De Vincenti, “una strategia complessiva per il nostro Paese come ‘casa degli italiani’, un Paese in cui ci sono le migliori condizioni per vivere, per lavorare, per lo sviluppo del Paese“. L’esordio è senz’altro positivo: dai sindacati agli enti locali, dagli imprenditori ai professionisti, tutti danno la massima disponibilità a collaborare, a fornire suggerimenti. Nelle prossime settimane, spiega De Vincenti, “procederemo sulla base della documentazione che ognuna delle associazioni ci farà pervenire, avremo un’interazione diretta con ogni soggetto oggi presente qui a palazzo Chigi“.
E “a fine settembre – è il timing fissato da Renzi – tireremo le somme e si procederà con la verifica tecnica”. Per essere “operativi in tempi brevi“, assicura Azzone. Ancora da affrontare invece il nodo delle risorse: gli enti locali chiedono di scomputare i loro investimenti dal patto di stabilità interno, i sindacati chiedono di ingaggiare battaglia a Bruxelles per ottenere lo scomputo dal patto di stabilità europeo. E De Vincenti spiega: “E’ un tema che va collegato con quelle che saranno le valutazioni effettive circa il fabbisogno di risorse che la strategia che vogliamo avviare richiederà“. Insomma, prima si dovrà capire quanto serve, poi ci si muoverà di conseguenza. Sapendo, come ha detto più volte Renzi, che “quel che serve lo prendiamo”. Quanto ai contenuti del piano, è ovviamente Azzone a tirare le somme, indicando quattro tipi di azione: semplificazione delle procedure, analisi delle informazioni, linee guida per l’intervento, e soprattutto un’opera di formazione che riguardi “60 milioni di italiani“.
