Il dopo terremoto del 24 agosto 2016, forse anche più di quanto era accaduto dopo quello del 6 aprile 2009 all’Aquila, ha mobilitato in maniera massiccia i mass media italiani sul tema del rischio sismico. Un interesse per certi versi tardivo ma benvenuto, che si spera abbia rapide ricadute pratiche.
Proprio ieri il quotidiano la Repubblica ha dedicato una pagina della sua edizione cartacea alla preoccupante situazione di Reggio Calabria. Una città di 182.000 abitanti situata in zona sismica 1, la più pericolosa in assoluto. Un’area dove sono attesi da anni terremoti di magnitudo anche superiore a 7.0, quindi molto più potenti di quello che ha colpito L’Aquila o la zona di Amatrice. “Se arriva il Big One qui sarà l’apocalisse”, è il titolo che sceglie il quotidiano romano, riferendosi al probabile verificarsi negli anni a venire di una forte scossa di terremoto come ve ne sono state in passato (proprio oggi ricorre il 111° anniversario del terremoto della Calabria del 1905). L’ultima devastante scossa fu quella del 1908, poi niente più. E proprio questo lungo lasso di tempo preoccupa.

C’è chi propone uno “stress test” sugli edifici, proprio come per le banche, e chi ricorda l’importanza di reinserire il fascicolo di fabbricato. Quel che è certo è che bisogna fare presto.