Computer sempre più potenti, che utilizzano programmi sofisticati, stanno sfidando la supremazia umana in vari settori, dagli scacchi alla musica. Ma uno strumento diagnostico digitale, una app o un ‘dottore virtuale’, può essere assimilabile o addirittura superiore a un medico in carne e ossa? La risposta, secondo un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Harvard Medical School, è “non del tutto“. Insomma, il medico reale batte ancora il ‘Dottor Google’. E di parecchio. Secondo l’analisi, pubblicata su ‘Jama Internal Medicine’, oggi la performance dei medici è enormemente superiore: i ‘camici bianchi’ fanno una corretta diagnosi oltre due volte più spesso di 23 app ‘interpreta-sintomi’ comunemente usate. Si tratta, dicono gli autori, del primo confronto diretto tra diagnosi al computer e quelle fatte dai medici in carne ossa. Gli errori diagnostici derivano dal mancato riconoscimento di una malattia o da una soluzione non tempestiva, ricordano i ricercatori. Ebbene, i medici fanno questi errori circa il 10-15% delle volte, dicono gli studiosi. Ma affidarsi a un medico virtuale non sembra molto conveniente.

Ebbene, per la gioia della categoria, i medici coinvolti hanno sbaragliato le app, arrivando alla corretta diagnosi al primo colpo il 72% delle volte, rispetto al 34% del tempo per le piattaforme digitali. L’80% dei medici ha elencato la diagnosi corretta tra le prime tre possibilità, rispetto al 51% dei ‘dottori digitali’. La differenza tra il medico e le app è stata maggiore per le condizioni più gravi e meno comuni. Mentre lo scarto si è rivelato ridotto per le malattie meno gravi e più comuni. Insomma, gli emuli di ‘Dr. House’ sbaragliano il ‘dottor web’. “Se i programmi per computer sono risultati chiaramente inferiori ai medici in termini di accuratezza diagnostica, sarà fondamentale studiare future generazioni di programmi più precisi”, ha dichiarato il ricercatore Ateev Mehrotra, professore associato di politica sanitaria ad Harvard. Nonostante superino le macchine infatti, anche i medici infatti fanno errori, e questo in circa il 15% dei casi. I ricercatori pensano che lo sviluppo di algoritmi computerizzati studiati per essere utilizzati dagli stessi camici bianchi possa aiutare a ridurre gli errori diagnostici. “La diagnosi clinica è attualmente tanto arte quanto scienza, ma vi è una grande promessa per la tecnologia che aiuti le diagnosi cliniche”, ha detto Mehrotra. “Questo è il vero valore di questi strumenti”. Insomma, l’ideale è che a usare app studiate ad hoc, in futuro, siano gli stessi medici
