Il testo è cronologicamente datato, poco prima della sua scomparsa: ma “Presente e Futuro” del 1957 (Bollati Boringhieri, 1992) del celebre padre (con l’amico-nemico Sigmund Freud) della psicoanalisi, Carl Gustav Jung, riletto nel duemila inoltrato, appare ancora più lungimirante. Questa esplorazione dell’autore più controverso, tutt’oggi, della storia della psicologia “umanistica” può benissimo illuminare il caoticissimo presente attuale, da sguardi e pensieri diversi poco colpevolmente approfonditi. Manca spesso nelle scienze sociali o psicosociali, certa futurologia stessa, certa creatività se non genialità del Maestro svizzero – che pure ha segnato il Novecento culturale intero, quando scoprì (poco importa, come noto, il linguaggio ai margini apparentemente del rigore scientifico stretto) il cosiddetto inconscio collettivo o sociale e le stesse pulsioni archetipiche che condizionerebbero fondamentalmente la mente umana, i gruppi e le dinamiche sociali in ultima analisi.
Le neuroscienze e la psicologia scientifica in generale (Intelligenza Artificiale inclusa) sono in forte progress, hanno già ampliato gl orizzonti delle scienze sociali stesse, tuttavia, proprio certo andazzo generale contemporaneo sociale (problematiche economiche, psicosociali, interetniche, persino il mondo e la comunicazione dopo Internet), nonostante infinite analisi, segnala un quadro globale, come purtroppo dimostrano i fatti, scarsamente decifrato e soluzioni quasi sempre effimere. Il ruolo “diagnostico” della psicanalisi è stato da anni frettolosamente abbandonato o quasi, le importanti intuizioni verosimili di Jung e la sua scuola, soprattutto l’ultimo Jung e i suoi sviluppi forse è tra quei “quid” profondi da riscoprire. Come segnalano le ricerche e pubblicistiche più recenti sull’opera junghiana, dai volumi a cura di Carotenuto per la Utet a seguaci più giovani e più orientati in senso esistenziale sociologico, il corpus junghiano più dilatato verso analisi sociali è probabilmente un tesoro insospettabile.
Negli ultimi anni Jung con opere come La Sincronicità (con lo stesso celebre fisico W. Pauli … in Naturerklärung und Psyche ), sugli Ufo (Un mito moderno. Le cose che si vedono in cielo ) ma come nuovo mito nascente e appunto con “Presente e Futuro” ha quasi inaugurato una strana futurologia del profondo. Anticipando poi le scienze dei media e della comunicazione contemporanee da un lato (il famoso McLuhan) e dall’altro persino certa etologia e sociobiologia o cibernetica sociale (Dawvkins, Il Gene Egoista), caratterizzate da certo ritorno all’hardware per cosi dire della psiche umana, ovvero alla natura umana almeno epigenetica e nei suoi feedback e interfaccia collettivi e di massa.
In “Presente e Futuro”, dopo peraltro anche certi studi quasi psicostorici sulla Germania nazista captata in tempo reale nella sua dinamica emergente e poi criminalmente esplosiva, Jung analizza la guerra fredda dell’epoca tra Urss e Occidente, tra apocalisse possibile e nuovo rinascimento culturale e civile, bollando originalmente di primitivismo religioso il comunismo oltre la Cortina di Ferro e di debolezza eteronoma e meramente proiettiva gli Stati Uniti ed alleati occidentali: fenomeni gravi in quanto nettamente in contrasto con le apparenze specularmente condivise all’unanimità. Una specie di shock del futuro altrettanto speculare – sia a Mosca che New York, di memoria toffleriana ante litteram, ma potenziato dalla dimensione ampia sotterranea inconscia, ben più sociopatologica e preoccupante in quanto rimossa. Una vera e propria sintomatologia epocale, post seconda guerra mondiale, riflesso di una crisi planetaria allarmante anche a livello di psicologia individuale, non solo collettiva.
Pur naturalmente relativizzando il paradigma ben diverso delle democrazie occidentali rispetto alle dittature comuniste all’epoca molto invasive e con parecchi simpatizzanti nella libera Europa in particolare (si pensi solo alle gaffe dell’esistenzialismo stesso francese) in questo testo, colmo di interpretazioni originali e anticipazioni quasi “previsionali” con il senno di poi, due punti forse spiccano dalle parole di Jung.
L’inutilità diremmo oggi di esportare la democrazia, la vacuità dei discorsi e sermoni quasi solo razionali. La storia si muove spesso per vie indicibili, non consapevoli, attraverso il gioco degli archetipi, memetica diremmo oggi, strutturalmente “irrazionali”: qualsiasi change desiderabile presuppone ad esempio dissolvimenti “naturali” per implosioni e svolte interne nelle aree semi-isolate come era l’Unione Sovietica. La malattia “atomica” del tempo inoltre segnala la crisi del sé sociale e del ruolo delle religioni, tranne potenzialmente il Cristianesimo (si pensi solo a un Teilhard de Chardin) sostituite, riassumendo, dalle religioni misconosciute vuoi dell’economicismo tecnocratico in Occidente e appunto- dal comunismo arcaico nell’area sovietica.
Ebbene, si sa come è sparito poi il blocco comunista, tuttavia oggi quella singolar tenzone apparentemente misteriosa della Guerra Fredda ( e la sua logica del senso poco nota) appare oggi quasi clonata, anni duemila, nell’attuale scontro o incontro arduo di civ iltà, sempre tra l’Occidente e l’area arabo musulmana. L’uomo è sempre più eterodiretto e meccanizzato, reificato (secondo anche certe “veggenze” di giganti come Nietzsche e lo stesso Marx -che a modo loro ispirarono, soprattutto il filosofo di Basilea, lo Jung “futurologo”: e l’Occidente attuale è ancora più mera appendice (anche mentale!) della finanzocrazia o della Grande Macchina oggi elettronica America ed Europa sono diventati società e culture liquide incapaci di risolvere con forza di verità e fede anche religiosa evoluta le nuove sfide multietniche e terzomondiste.
In breve dalla psicosi paranoide della guerra fredda alla schizofrenia orwelliana del nostro tempo con anche in Occidente (prima il virus erano i comunisti) fenomeni d’omologazione e di dittatura dell’uomo massa altrettanto ambiguo e quasi “collaborazionista” per ingenuità sconcertante, contro in ultima analisi la libertà, l’individuo. Se durante la guerra fredda il rischio potenziale e certamente sfiorato era la guerra nucleare, oggi gli orizzonti sono magari meno terrificanti ma certamente alto è il rischio di regressioni medievali o relativi disastri ambientali, la fine in breve del progresso possibile, la Civiltà in animazione sospesa per decenni almeno.
2.Il secondo punto è una delle soluzioni desiderabili auspicate da Jung: in principio, cultura-rete-sistema dei media o del web o meno, è l’individuo e la conoscenza umanistico-scientifica la sua cibo-cibernetica fondamentale (neppure le parole, anzi il grande simulacro culturale prevalente). Sono urgenti nuove mappe e paradigmi forti, una specie di nuova religione “scientifica” condivisa del nostro tempo. Utopia possibile, quando la Terra oggi oltre a girare attorno al Sole, sembra ruotare anche attorno a un metaforico buco nero psicosociale? Ci fermiamo, ragionevolmente con questo implicito ? (Come sarebbe forse piaciuto a Jung, mai sistematico, semmai vero cavaliere moderno del divenire…).
Recensione di Roby Guerra
Info
https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Gustav_Jung
http://www.psicolinea.it/libri-gustav-jung/
