#ilfuturononcrolla: l’hashtag lanciato dalla prestigiosa e autorevole Università di Camerino per trasmettere un messaggio positivo, di speranza, in un momento drammatico per l’Italia colpita dall’ennesimo terremoto, è il volto più bello del nostro Paese nel “Day After” del forte terremoto che ieri sera ha nuovamente scosso le Regioni del Centro. E’ il volto di chi pensa a rialzarsi e a guardare al futuro con spirito costruttivo, a fronte di una “pancia” del Paese sempre più isterica, ignorante e arretrata. Ci sarebbe da rabbrividire: i social network sembrano esaltare la feccia al cui cospetto le tanto care “chiacchiere da bar” erano trattati intellettuali.
Bufale, credenze, superstizioni: sembra di essere ancora nel Medioevo. Ma forse in Italia il Medioevo non è mai finito: dal processo a Galileo reo di divulgare la teoria secondo cui fosse la Terra a girare intorno al Sole e non il contrario, a quello molto più recente nei confronti degli scienziati della Commissione Grandi Rischi accusati di non aver previsto il terremoto del 2009 a L’Aquila. Cos’è cambiato?
Se scorriamo una qualsiasi bacheca di facebook, possiamo dire che non è cambiato proprio nulla. L’argomento del giorno è ancora una volta quello della magnitudo: in tanti sono davvero convinti che l’INGV la “abbassi” volutamente sotto il 6° grado della scala Richter per evitare che lo Stato debba pagare i danni, nonostante sia già stato ampiamente spiegato come si tratta di una bufala clamorosa. Lo Stato paga, sta pagando e pagherà i danni di tutti i terremoti distruttivi: le ultime vicende di cronaca politica sulle risorse finanziarie (ingenti) stanziate per Amatrice e gli altri paesi del Centro Italia colpiti dal sisma del 24 Agosto sono note a chiunque capita anche di sfuggita e per sbaglio di ascoltare una radio, osservare un televisore, sfogliare un giornale. Ma evidentemente i complottisti ad ogni costo vivono proprio fuori dal mondo.
Eppure abbiamo anche spiegato sin dai tempi dell’Emilia Romagna (terremoto del 2012) perchè esistono differenze di magnitudo tra l’INGV e gli altri centri di ricerca internazionali. Come qualsiasi parametro fisico, infatti, la stima della magnitudo è incerta. Le stime fornite dall’Ingv, dall’Usgs e da altre agenzie internazionali rientrano nella variabilità aspettata.
I margini di incertezza ed eventuali variazioni si devono ai dati utilizzati e ai modelli di riferimento. L’Ingv utilizza un modello delle velocità crostali calibrato proprio per l’Italia centrale e una densità di stazioni sismiche maggiore di quello delle altre agenzie internazionali che utilizzano modelli di velocità globali.
Per questo motivo, anche se solitamente il dato INGV arriva qualche minuto dopo rispetto a USGS o CSEM, lo consideriamo sempre il più affidabile e quello “ufficiale”. Utilizzando i modelli globali e un’altra tecnica di analisi dei dati, anche l’Ingv arriva a definire il valore di magnitudo di USGS e CSEM: nel caso del terremoto delle 21:18 di mercoledì 26 Ottobre, magnitudo 6.2 a fronte della magnitudo 5.9 ufficiale dell’INGV. Esistono poi diverse definizioni e metodi di stima delle magnitudo (magnitudo locale, magnitudo momento, magnitudo dalle onde superficiali e di volume, magnitudo durata). Queste vengono utilizzate a seconda del tipo di strumentazione che ha registrato le onde sismiche rilasciate dal terremoto e della distanza tra le stazioni e l’epicentro (scala locale, regionale o globale). Per il medesimo evento sismico forniscono valori leggermente differenti, ma di norma all’interno delle incertezze di ciascuna stima. Significa che 0.2/0.3 di magnitudo non cambia moltissimo da un punto di vista prettamente scientifico. E non cambia proprio nulla da un punto di vista legislativo.
Infatti non c’è alcuna legge che definisce i compiti dello Stato su rimborsi e sussidi alle popolazioni colpite in base all’intensità del terremoto: tutte le leggi in merito fanno riferimento all’entità dei danni, quindi alla scala Mercalli e non a quella Richter. Tutti gli ultimi recenti terremoti (L’Aquila 2009, Emilia Romagna 2012, Amatrice 2016 e adesso anche quello di ieri) hanno abbondantemente superato il 6° grado della scala Mercalli, attestandosi tra il nono e il decimo grado, e infatti l’impegno dello Stato per la ricostruzione è stato ed è totale, senza alcuna discussione in merito. Tranne che tra i trogloditi dei social, leoni da tastiera dietro lo schermo di un pc.
Ma non è l’unica clamorosa bufala che circola in queste ore sui social: in tanti avranno letto che quello di ieri, o a maggior ragione di martedì 25 in Toscana dove c’era stato un terremoto di magnitudo 3.9 che aveva creato disagi, paura ed evacuazioni, era “tempo da terremoto“.
Caldo, senza vento, qualcuno assicura “inquietante“. Sempre comunque “strano“.
Peccato che poi la scossa è arrivata nella notte di freddo e maltempo…
Tra condizioni meteo e movimenti all’interno della crosta terrestre non c’è alcuna correlazione.
Così come nessuno ha previsto il terremoto del Centro Italia, e anche se un giorno certamente si svilupperanno conoscenze e tecnologie tali da consentirci di prevedere con maggior precisione anche la tempistica dei terremoti (perchè quali sono le zone in cui si verificheranno lo sappiamo già benissimo!), oggi questo non è possibile.
Con buona pace dei ciarlatani di turno.
Il problema principale rimane uno solo: la prevenzione. E gli stessi che urlano al complotto della magnitudo, agli eroi incompresi dalla scienza in grado di prevedere l’imprevedibile e che sono in grado di capire che c’è un “tempo da terremoto“, magari saranno quelli che vivono in costruzioni abusive o prive di tutte le norme di sicurezza ampiamente previste dalla nostra legislazione.
L’Italia è un Paese in cui ancora si muore per terremoti di magnitudo inferiore a 6, si paralizza un territorio con evacuazioni, lesioni e trasporti nel caos per un terremoto di magnitudo addirittura inferiore a 4.
Ed è inaccettabile, a fronte di molti altri Paesi più intelligenti che vivono scosse di magnitudo superiore a 8 senza danni e con indifferenza. Neanche lì prevedono i terremoti, ma sono ben consapevoli che le scosse non dipendono dal “tempo” e preferiscono prevenire che curare.
Preferiscono costruire in modo tale che tutto possa resistere ad ogni movimento tellurico, sfruttando al meglio le più moderne tecnologie, perchè non vivono nell’ignorante fatalismo e nella speranza che “Dio ci aiuti” e che “capiti il più tardi possibile“.
Soprattutto, non discutono della magnitudo. Semplicemente, non gliene frega un tubo. Vivono un forte terremoto come noi in Italia viviamo un debole rovescio di pioggia. Quanto tempo dovrà ancora passare, e soprattutto quante ferite dovremo ancora scontare, per capire la retta via e abbandonare la deriva dell’ignoranza? Solo in quel momento #ilfuturononcrollerà.