Terremoto Centro Italia: sempre più probabile l’attivazione di una “faglia gemella”

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Non c’è pace per le popolazioni dell’Italia centrale, già duramente provate dalle forti scosse di terremoto del 24 Agosto e quelle recentissime dello scorso 26 Ottobre 2016. La fortissima scossa di questa mattina, la cui magnitudo momento è stata stimata attorno i 6.5 Richter, una delle più forti scosse occorse sul territorio italiano dopo il terribile sisma dell’Irpinia del 1980 (6.9 Richter), ben più forte della scossa di fine Agosto che distrusse la cittadina di Amatrice o dello stesso terremoto di L’Aquila, ha buttato a terra quello che era stato già danneggiato dalle precedenti scosse di 5.4 e 5.9 Richter di pochi giorni fa. Questa peraltro, oltre ad essere stata la più forte è quella che ha lasciato i maggiori effetti in superficie, mettendo in evidenza ancora una volta che ci troviamo dinnanzi ad un lungo e complesso sciame sismico in cui ci sono in gioco diverse faglie che hanno un collegamento più o meno diretto fra loro.

terremoto 6.5 Italia centraleGeneralmente un terremoto di alta magnitudo, di ben 6.5 Richter, come quello di oggi può essere rilasciato solo da una faglia lunga poco più di 30 km, quindi ben più estesa di quella responsabile del sisma di Amatrice e Accumuli, e profonda fino a più di 10-15 km. Probabilmente una faglia o faglie gemelle di quelle già attivate dalla sequenza del 24 Agosto, per secoli rimaste silenti fino ad arrivare al punto di rottura nella giornata odierna.

ns_30_10_2016_ore_10_3Solo nei prossimi giorni con il costante monitoraggio dell’attività sismica si potrà avere un quadro ben più chiaro per individuare, con maggiore certezza, quali sia stata la faglia responsabile di questo nuovo evento tellurico. La trasmigrazione di sismicità verso nord, un evento non poi così raro per il nostro Appennino, indica come l’areale interessato sia abbastanza ampio e comprende una larga fetta dell’Appennino centrale, dalle Marche meridionali fino all’Umbria orientale e l’alto Lazio, ossia il cuore dell’Italia. La bassa profondità, di soli 10 km, ha amplificato ulteriormente gli effetti dello scuotimento, rendendo la scossa ancora più distruttiva.

Terremoto Italia centrale linea di fagliaStavolta l’epicentro si è localizzato a meno di 5 km a nord di Norcia, città che finora era stata appena lambita dalle precedenti scosse, dove i danni tutto sommato, malgrado l’entità dell’evento tellurico, sono stati più limitati grazie alle recenti ristrutturazioni, dopo i terremoti del 1979 e del 1997, che prevedevano l’utilizzo di tecniche antisismiche. Solo gli edifici più antichi, come chiese e abbazie, hanno subito danni significativi, con conseguenti crolli parziali. Non si può dire la stessa cosa per altri comuni che hanno subito danni considerevoli, con molti palazzi collassati, nonostante la distanza dell’epicentro. Fortunatamente, grazie alle evacuazioni effettuate a seguito delle precedenti scosse del 26 Ottobre e al lavoro tempestivo di protezione civile, vigili del fuoco e forze armate, non si sono registrate ne vittime e nemmeno feriti gravi.

terremoto Marche, Umbria e LazioLa macchina dei soccorsi, ormai ben oleata, che solo un paese come l’Italia può vantare durante le fasi emergenziali, ha evitato un bilancio ben più tragico.

Ma restano i gravi traumi psicologici inferti alla popolazione che da settimane convive con l’incubo del terremoto.

Oltre ai notevoli ed estesi danni materiali, e al gravissimo colpo inferto al nostro patrimonio storico.

Interi borghi medievali tra Umbria, Marche e alto Lazio, fra i più belli d’Italia, sono del tutto irriconoscibili.

San Severino Marche
San Severino Marche

Il forte terremoto ha cambiato il volto morfologico dei monti Sibillini, favorendo l’apertura di enormi quanto spaventose spaccature lungo i fianchi delle montagne. Decine le frane e gli smottamenti provocati dal fortissimo scuotimento del terreno, molte delle quali si sono riversate sulle strade di montagna, mandando in tilt la viabilità fra Umbria e Marche. Stamattina la situazione più critica si è verificata proprio alle porte del centro di Visso, nel maceratese, dove una grossa frana staccatasi dalla montagna sovrastante è caduta nel letto del fiume Nera, creando una sorta di diga naturale che ostacolando il naturale deflusso delle acque a valle ha fatto esondare il corso acqua. L’acqua ha inondato anche una parte della strada che è stata chiusa alcune centinaia di metri prima della frana, mentre il corpo forestale tiene sotto controllo il livello, che è aumentano.

terremoto centro italia magnitudo 6.5 30 ottobre (2)Situazioni analoghe si stanno registrando anche in altre aree di montagna del maceratese e dell’ascolano, con molte strade di montagne che rimangono chiuse o impraticabili, causa molteplici frane e il rischio imminente di nuovi smottamenti. Soprattutto ora, con le frequenti repliche (“aftershocks”), molte delle quali di magnitudo > 4.0 Richter, che faranno seguito alla forte scossa della mattinata, continuando ad interessare l’area per giorni, se non settimane o mesi. Le condizioni meteo, a parte il freddo pungente delle ore notturne, favorito pure dai cieli sereni e dai venti molto deboli che agevolano le “inversioni termiche”, al momento sono piuttosto buone e non dovrebbero creare ostacoli durante le operazioni di soccorso.