Le nuove due scosse di terremoto, precisamente di 5.4 e 5.9 Richter, che nella serata di ieri hanno gettato nel panico l’intera Italia centrale, con uno scuotimento del terreno piuttosto intenso dalle coste abruzzesi a quelle laziali, sono direttamente legate alla forte scossa che lo scorso 24 Agosto scorso causò morte e distruzione in un’ampia area al confine fra il Lazio, l’Umbria e le Marche. Solo che stavolta gli epicentri dei nuovi eventi tellurici si sono spostati poco più a nord, interessando l’area dei monti Sibillini, con particolare riferimento per il maceratese, nell’area compresa fra il comune di Visso e quello di Pieve Torina. La caratteristica di questi terremoti è molto simile a quella del forte sisma che colpì Amatrice, Accumuli e gli altri centri duramente vulnerati dalla scossa di magnitudo 6.0 Richter.

La distribuzione della sismicità del dopo sisma del 24 Agosto e le due nuove scosse di ieri, avvenute diversi chilometri più a nord, mettono in evidenza che qui ci sono in gioco più faglie attive. Anzi possiamo parlare di un vero e proprio sistema di faglie che collega ben due distinte sorgenti “sismogenetiche” ben note in letteratura dai sismologi italiani: le faglie del Vettore a nord e la faglia dei monti della Laga a sud. E’ chiaro che fare previsioni sull’evoluzione di questa nuova sequenza sismica è impresa più che ardua, ma non si può escludere uno spostamento della sismicità più a nord.
Oggi non possiamo prevedere i terremoti (ben che ne dicano i tanti sciacalli che ancora oggi sostengono che ciò sia possibile), ma abbiamo una delle migliori, se non la migliore, catalogazioni del rischio sismico del mondo, oltre che studi più che accurati su quelle che sono le principali sorgenti dei terremoti italiani e il loro potenziale (max magnitudo). Insomma parliamo di tutta la strumentazione adatta per poter cominciare a fare sane opere di prevenzione, evitando di dover assistere alle solite scene di disperazione a cui ormai ci siamo abituati, restando del tutto impotenti.
