Il tornado è costituito da un grande vortice d’aria in violenta rotazione in contatto con il terreno, che scende da un cumulonembo ed è quasi sempre osservabile come una nube a imbuto, chiamata anche proboscide. Nella maggior parte dei casi i tornado vengono preceduti dalla formazione, lungo la base scura dei Cumulonembi (che deve essere molto bassa), della cosiddetta “nube ad imbuto” che comincia ad attorcigliarsi su sé stessa cominciando a scivolare verso il suolo. Ma erroneamente a quanto si pensa la “nube ad imbuto” non è il tornado, ma rappresenta solo una manifestazione che precede la sua formazione. Inoltre non tutti i tornado osservati nelle grandi pianure statunitensi sono stati preceduti dalla “nube ad imbuto”, in genere ciò capita quando nei bassi strati l’aria non è molto umida.

Inoltre la condensazione libera del calore latente che contribuisce al mantenimento del vuoto all’interno della tromba che tiene in vita il gigantesco vortice. A dimostrazione del fatto che i “tornadoes” sono nubi coniche e non vanno confuse con le nubi di detriti, dette anche “debris cloud”, che si originano dopo che il tornado ha toccato terra, percorrendo diversi chilometri sulla terra ferma, dove risucchia ogni tipo di materiale, detriti e oggetto incontrato nel suo cammino. Riguardo la loro origine e formazione possiamo dire che i tornado possono originarsi in qualsiasi tipo di sistema temporalesco, che sia una grande “Cella” isolata, una “Squall line” che si muove lungo il settore pre-frontale (da SO e S-SO nel nostro emisfero) davanti un fronte freddo, o una “multicella” o una ben più organizzata e potente “supercella”, come quelle che periodicamente si formano sopra le grandi praterie statunitensi lungo la linea di demarcazione fra l’aria calda e umida sub-tropicale, che sale dal Golfo del Messico, con quella più fredda e secca d’estrazione canadese, mentre in quota scorre il ramo principale della “Jet Stream“ con i relativi “Jet Streak“ (le aree di massime velocità della “corrente a getto“).
Proprio lungo la parte anteriore delle “supercelle” giovani, caratterizzate da forti “updrafts”, è più agevole avere la formazione di un tornado, che nella maggior parte dei casi va a localizzarsi sotto la “wall cloud”. Ma tornado anche particolarmente pericolosi si possono sviluppare dentro l’area precipitativa, dove non compare la “wall cloud”. Questi sono purtroppo quelli più distruttivi perché vengono nascosti dal muro delle precipitazioni e per questo motivo e difficile poter stabilire la loro traiettoria. Negli USA, specie tra Oklahoma, nord Texas, Kansas, Nebraska, nord Alabama, Arkansas, Indiana, Tennessee, questo tipo di tornado confusi fra le precipitazioni e le grandinate hanno causato ingentissimi danni e tante vittime per la loro imprevedibilità. In presenza di una “wall cloud“, sono probabili tornado molto violenti che possono toccare il grado EF4-EF5 della scala Enhanced Fujita, causando enormi danni.
Sfatiamo un tabù. Anche in Europa e sul territorio italiano possono originarsi dei tornado di piccoli dimensioni, cugini dei grandi vortici nord-americani. Gran parte delle grandi trombe d’aria e dei tornado che si formano in Europa e in Italia non vengono accompagnate dalla “wall cloud”. La mancanza della “wall cloud” sta ad indicarci che l’intensità del fenomeno vorticoso è solitamente medio bassa, fra i EF-1 EF-2 della Enhanced Fujita, ma ciò non toglie che non possa fare danni.
L’evoluzione del fenomeno è così rapida che sovente si osserva la tromba d’aria già formata e sviluppata. In queste situazioni molto difficilmente si possono originare dei tornado paragonabili con quelli che colpiscono con una certa frequenza le pianure centrali degli USA e la Pampa argentina. Eppure anche in Italia, come in Europa, abbiamo avuto dei precedenti davvero tragici nella storia, per il passaggio di devastanti tornado che percorrendo oltre 70-80 km (come i tornado negli USA) hanno cagionato un gran numero di morti e feriti. Il primato spetta al tornado che si è abbattuto sulla provincia di Treviso il 24 Luglio del 1930.
Il tornado, per alcuni classificato un EF-4 EF-5, danneggiò il paese e la chiesa del comune di Volpago del Montello proseguendo poi per il trevigiano, dove cagionò la morte di almeno 23 persone. L’11 Settembre 1970 un grosso tornado, sviluppato a ridosso dei colli Eugani, attraverso tutto il Veneto orientale, spostandosi verso il padovano e la laguna di Venezia, interessando la città prima di esaurirsi nel litorale del Cavallino lasciandosi alle spalle ben 36 vittime, un bilancio davvero pesantissimo. Secondo la stima dei danni si calcolo che il tornado raggiunse una intensità pari a un F-4, evento più unico che raro per il nostro paese.
Quello che domenica scorsa ha devastato il litorale romano, un probabile EF-3 Enhanced Fujita, fa parte di questa lista che nei prossimi anni sembra destinata ad allargarsi ulteriormente, visto il continuo ripetersi di eventi meteorologici estremi lungo il bacino del mar Mediterraneo, favorito dal significativo aumento del calore latente in atmosfera.