La recente scoperta di un insediamento umano in Australia, risalente a 49mila anni fa, mette in discussione le teorie sull’arrivo nel continente degli aborigeni. Secondo uno studio genetico, pubblicato a settembre dall’università di Copenaghen, sarebbero la più longeva civiltà del mondo, costituendo probabilmente il primo gruppo di uomini emigrati dall’Africa circa 50mila anni fa. Ma il ritrovamento, che riguarda alcuni strumenti sofisticati e frammenti di ossa del più grande marsupiale mai esistito, ed è avvenuto all’interno di una grotta in cima a una scogliera di Flinders Ranges, nello Stato dell’Australia Meridionale, apre nuovi scenari. Se confermata, la scoperta del sito da parte dell’archeologo Giles Hamm e del suo team potrebbe portare indietro le lancette del tempo, fissando la data di arrivo degli antenati degli attuali aborigeni a qualche migliaio di anni prima. “Se i primi uomini sono arrivati 50mila anni fa – ha dichiarato Hamm a questo proposito – non avrebbero avuto molto tempo per sposarsi al sud“. Per questo, si potrebbe ipotizzare “una colonizzazione avvenuta molto prima rispetto alla data accettata di 50mila anni fa. Potrebbe più probabilmente essere fissata dai 55 ai 60mila anni fa“, ha precisato lo studioso, lasciando per inteso che la migrazione dall’Africa dei primi uomini non può che far pensare ad un arrivo dalla costa nord e solo a un successivo insediamento al sud. Il sito rinvenuto dagli archeologi contiene anche la prova dell’interazione umana con un esemplare della mega fauna locale, il Diprotodon optatum, un marsupiale che misurava 2 metri di altezza e poteva pesare oltre 2.500 chili. Gli scienziati hanno mostrato delle perplessità riguardo a possibili interazioni tra gli umani e i i grandi animali. La presenza all’interno della grotta di ossa di piccoli di questa specie sembra fugare ogni dubbio.
