Mentre in Europa la stagione autunnale finalmente tende ad ingranare la marcia, al di là degli Urali la stagione fredda comincia a muovere i primi passi. Dopo le recenti ondate di freddo, che dal mar Glaciale Artico si sono riversate nel cuore della Siberia occidentale, centrale e orientale, per merito del decentramento, sopra le coste artiche della Siberia centrale, del “lobo siberiano” del vortice polare troposferico, il manto nevoso sulle terre dell’Eurasia ha raggiunto una considerevole estensione, almeno rispetto alle precedenti annate. Ormai l’intera Siberia, dalla Jacuzia fino agli Urali è già ricoperta da uno spesso strato di neve fresca che rimarrà incollato al terreno per tutta la prossima stagione invernale, fino alla primavera del 2017. Dando uno sguardo alle mappe aggiornate del “U.S. National Ice Center”, diretto dal NOAA, si nota come ormai l’intera fascia siberiana, lì dove si estendono i più grandi boschi di conifere della Terra, è totalmente ricoperta da una spessa coltre di neve farinosa che sta producendo un consistente effetto “Albedo”.
L’effetto “Albedo”, originato dall’innevamento delle lande siberiane, contribuirà ad accentuare notevolmente il processo di “raffreddamento pellicolare”, ossia quel notevole raffreddamento dello strato d’aria in prossimità del suolo innevato che nei prossimi due mesi coinvolgerà da vicino gran parte del territorio siberiano, dagli Urali fino alle coste dell’estremo oriente siberiano, dove nei bassi strati comincerà a prendere forma il famoso anticiclone termico “russo-siberiano”. I terreni innevati si estendono fino al nord degli Urali, alla costa artica della Russia europea e sulla Lapponia, con accumuli che variano dai 5-6 cm fino agli oltre 30-40 cm, localmente anche più di 50-60 cm, sull’altopiano della Siberia centrale, dove nei giorni scorsi si sono verificate nevicate anche persistenti.
Ma i primi accumuli di neve fresca hanno già ammantato di bianco pure i monti della Mongolia settentrionale, fin sui sottostanti fondovalle, buona parte del Kazakistan, l’area attorno il lago Bajkal e l’estremo nord della Cina settentrionale, dove i termometri durante la notte iniziano a scendere abbondantemente sotto la soglia dei +0°C. Inoltre quest’anno, a differenza delle precedenti annate, il manto nevoso si è esteso anche alla Russia europea, la Finlandia, le Repubbliche Baltiche e gran parte della penisola Scandinava, ormai per intero ricoperta da una spessa coltre di neve fresca che tinge di bianco foreste, campagne e persino i grandi centri urbani. Notevolissimi poi gli accumuli di neve fresca che negli ultimi giorni si sono depositati tra il sud-ovest della Russia europea e l’Ucraina centro-occidentale, dove il manto nevoso ha raggiunto uno spessore davvero considerevoli, fino ad oltre 30-35 cm.

Si tratta di uno dei valori più bassi finora registrati. Gelo che sedimentandosi nei bassi strati sta agevolando lo sviluppo di un maestoso anticiclone di origine termica che nei prossimi giorni potrà raggiungere massimi di oltre 1058-1060 hpa. Queste temperature così basse, ma tutt’altro che significative per fine Novembre, sono state favorite dai terreni innevati, dai cieli sereni e dalla ventilazione pressoché assente, ingredienti che nei giorni scorsi hanno agevolato lo sviluppo di un massiccio strato d’inversione termica che ha fatto sprofondare i termometri su valori abbondantemente al di sotto dei -30°C.
