Economia, l’effetto Trump fa bene all’Italia: volano FCA (+11%) e Salini Impregilo (+7%)

Festeggia il titolo Salini Impregilo sulla vittoria di Donald Trump alle presidenziali americane. Il titolo del general contractor guadagna oltre il 7%, scambiato intorno a 2,62 euro e con notevoli volumi. Il gruppo italiano sta beneficiando delle prime dichiarazioni fatte dal neo presidente Usa: “Stiamo andando a rilanciare i nostri centri urbani e ricostruire le nostre autostrade, ponti, gallerie, aeroporti, scuole, ospedali. Stiamo andando a ricostruire le nostre infrastrutture. E permetteremo a milioni di persone di lavorare per ricostruirla“. E il mercato ha collegato subito le opportunità che si apriranno per Salini Impregilo che negli Stati Uniti opera con la controllata Lane, entrata di recente nel perimetro del gruppo.

Dopo pochi giorni dall’elezione del neo Presidente americano diventa chiaro il quadro dei settori azionari favoriti dall’azione politica di Trump alla Casa Bianca: vincono materie prime, Difesa e assicurazioni mentre cedono utlilities, alimentare e hi tech. Con un altro vincitore forse inatteso a cavallo dell’Oceano: è Fiat Chrysler Automobiles, uno dei titoli che in questi tre giorni ha corso di più perché ormai considerato un gruppo statunitense e quindi favorito dai progetti protezionistici del nuovo presidente.

MATERIE PRIME – E’ il settore che ha registrato i maggiori acquisti: l’indice azionario europeo e’ aumentato in tre sedute di oltre il 7% con giganti come Bhp Billiton cresciuti a due cifre. La spinta viene dalle ipotesi di ripartenza delle infrastrutture – e in parte dell’edilizia – negli Usa: la Clinton stimava 275 miliardi di investimenti in 5 anni, Trump ne ha promessi 1.000 in 10 anni. E ci sono ricadute in Italia: Salini Impregilo ha puntato sugli Usa con l’acquisizione del gruppo Lane ed e’ stata premiata con un aumento del 6%.

BANCHE E ASSICURAZIONI – Le banche sono andate in media bene (+1,8% l’indice europeo di settore) ma a primeggiare sono state le assicurazioni, con i titoli principali del comparto saliti di quasi il 6% medio al traino dei gruppi Usa sulle ipotesi di minore regolamentazione, possibilità di investimenti diversificati e più rischiosi, maggiori introiti con l’abolizione o la forte limitazione della riforma Obama.

FARMACEUTICI E BIOTECH – Il settore ha guadagnato nel Vecchio continente oltre il 3% anche in questo caso seguendo quello Usa, nonostante qualche presa di beneficio in chiusura di settimana. Un rialzo per pericolo scampato: Clinton aveva ipotizzato una task force di monitoraggio dei prezzi e la revisione della scadenza dei brevetti. Ora gli operatori, che avevano penalizzato il comparto sui sondaggi con la candidata democratica vincente, scommettono che non se ne farà più nulla.

DIFESA E AEROSPAZIALE – Europa +6,3%, Usa +5,5%. Bastano i saldi degli indici di settore a confermare i benefici post Trump per le aziende del comparto, con i repubblicani che lo hanno sempre ritenuto un volano per l’economia. Oltre alla certezza che per i cittadini statunitensi non vi saranno restrizioni nell’acquisto di armi, anche se nel breve i titoli dei produttori statunitensi sono crollati (Smith&Wesson e Sturm Ruger -24%) per una delle strane regole dei mercati finanziari: con l’elezione della Clinton si stimava che in molti sarebbero andati a fare scorte di armi prima del suo insediamento, causando un’impennata delle vendite. Ma cosi’ non e’ stato.

AUTOMOTIVE – In Europa il settore ha chiuso in timido rialzo, mentre negli Usa l’aumento medio e’ stato del 6% sulle annunciate misure protezionistiche. Ed è Fiat Chrysler Automobiles a beneficiarne più di tutti, con una corsa in tre sedute dell’11% sopra i sette euro. Sul gruppo guidato da Sergio Marchionne non pesano i rischi di dazi d’importazione dal Messico: secondo gli analisti di Mediobanca solo il 10-15% di quanto venduto da Fca negli Usa proviene dal Paese centroamericano. Ed eventuali regole meno strette sulle emissioni negli Usa potrebbero dare una mano.

CHI PERDE – Arretrano i settori tradizionalmente difensivi come utilities e alimentare, in calo medio di oltre il 5%, ma a soffrire sono stati anche i titoli hi tech (-2% in Europa) sulla suggestione di una contrapposizione tra il neo presidente e i giganti di Silicon Valley, schierati per la sua rivale. In ‘surplace’ il comparto energia (leggermente positivo negli Usa, piatto in Europa): in attesa delle scelte concrete di Trump, si muove ancora guardando solo al prezzo del petrolio.