“Grazie al Consiglio comunale del 1966 che dovette far fronte alla terribile emergenza e al mio predecessore Bargellini, uno dei sindaci più importanti della storia, che accompagnò l’Italia e il mondo intero a vivere con Firenze le difficoltà della ricostruzione. Anche 50 anni dopo, è mio e nostro dovere ringraziare lui e la sua famiglia“. E’ ricordando il sindaco Piero Bargellini che il sindaco di Firenze, Dario Nardella, ha iniziato stamani il suo intervento nel Consiglio comunale straordinario dedicato all’alluvione, che si è tenuto nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, al quale hanno partecipato molti Angeli del fango arrivati in città da tutta Italia e dall’estero per le celebrazioni del 50esimo anniversario del terribile evento che mise in ginocchio la città la notte del 4 novembre 1966. ”Il 4 novembre di 50 anni fa era in corso una crisi politica nella giunta di centrosinistra che guidava il Comune – ha raccontato Nardella – Non era sufficiente aver lanciato il piano ‘Firenze pulita’ per recuperare consensi nella coalizione: sembrava ormai chiaro che da lì a qualche giorno sarebbe arrivata la sfiducia. Invece, il destino l’ha messo di fronte ad una delle più grandi prove della sua vita: affrontare l’alluvione”. ”Da subito Bargellini lavorò con gli altri gruppi consiliari per istituire una Commissione che guidò i soccorsi e la ricostruzione, precedendo le iniziative dello Stato che tardarono ad arrivare – ha continuato Nardella –Famoso è l’arrivo del presidente della Repubblica Saragat a Firenze il 6 novembre: Bargellini pretese che il Presidente visitasse le zone più colpite per vedere dal vivo la vera emergenza. Questa sua scelta fu decisiva per convincere le autorità statali a intervenire con la dovuta tempestività nei soccorsi”. Nel ricordo di Bargellini e di quello che fece per risollevare Firenze, Nardella ha fatto riferimento anche allo speciale rapporto che seppe instaurare con gli Stati Uniti d’America, dove incontrò sindaci, governatori e privati cittadini per raccogliere denaro a favore delle popolazioni e per il recupero delle opere danneggiate. ”Il rapporto speciale con gli Stati Uniti d’America – ha sottolineato Nardella – ben dimostrato da una lettera privata di Jacqueline Kennedy, del 18 luglio 1967, di cui riporto solo alcuni passaggi: ‘So che tutti nel mondo continueranno ad offrire il proprio aiuto, per quanto possibile e ogni volta che sarà necessario, perché l’intero mondo sarà per sempre in debito nei confronti di Firenze’ e anche ‘Com’è fortunata la vostra Firenze ad avere per sindaco un uomo come lei, così sensibile alla sua bellezza’. Queste parole parlano da sole del ruolo che Firenze e il suo sindaco raggiunsero nel mondo a seguito dell’Alluvione”. Dopo il ricordo del 1966 il sindaco Nardella ha ringraziato i fiorentini e gli Angeli del fango per tutto quello che hanno fatto per la città e ha invitato i presenti a raccontare l’esperienza vissuta: ”Con il racconto e la testimonianza si trasmetterà alle generazioni future quella forza e quell’energia necessarie per amare il patrimonio culturale perché quando viene ferito un bene culturale viene ferita l’umanità, perché la cultura è il valore universale che unisce i popoli per la pace, oltre al guerra”. Firenze, come ha spiegato il sindaco Nardella, ha imparato molto dall’Alluvione: ”Non vi è ricordo che valga qualcosa se non impariamo dagli errori del passato perché non si ripetano. Questo è l’insegnamento che ci viene da uomini come Bargellini, dai fiorentini che tanto fecero per fare rialzare la città e dagli Angeli del fango che arrivarono a Firenze per porgere un aiuto”. ”Molto abbiamo imparato, in positivo, dall’Alluvione e da quel terribile evento abbiamo saputo ricostruire; dalle ferite al patrimonio culturale è nato un nuovo Opificio delle pietre Dure e oggi Firenze è riconosciuta nel mondo come la città capace, più di ogni altra, di curare le ferite dei beni culturali, recuperare, restaurare e restituire alla vita opere d’arte di ogni tipologia. Abbiamo saputo ricostruire i nostri palazzi e soprattutto ricucire le ferite”. Per quanto riguarda il fronte della prevenzione, il sindaco Nardella nel suo intervento ha dichiarato che ”Molto però si deve ancora fare: per 48 anni è stato fatto pochissimo e non va bene. Solo negli ultimi due anni abbiamo assistito ad una svolta concreta con i finanziamenti per il Piano stralcio dell’emergenza del Piano Italia Sicura, 110milioni di euro, e i lavori alle casse di espansione”. Il sindaco Nardella non ha mancato poi di fare un appello, in particolare al presidente Enrico Rossi, in quanto commissario di governo contro il dissesto idrogeologico, perché ”i lavori si facciano presto e bene. Il ritmo che si è avviato in questi due anni non si interrompa, ma si acceleri perché non possiamo più aspettare. Quelle opere devono essere fatte presto”. Che Firenze sia stata capace di trarre un insegnamento positivo dall’Alluvione lo dimostra anche il lavoro di ricostruzione del lungarno Torrigiani, che oggi sarà riaperto dopo poco più di 5 mesi dal crollo: ”Quando Firenze fa Firenze sa essere un esempio internazionale per tutti – ha affermato il sindaco Nardella -. Vorrei rivolgere un ringraziamento particolare agli operai, ai tecnici e alle ditte che hanno fatto un lavoro straordinario, ricostruendo una ferita aperta in città a ridosso del nostro fiume: sono stati impegnati per 35mila ore di lavoro senza interruzione, neppure a Ferragosto, la notte e i festivi. Questo spero sia un messaggio di incoraggiamento anche per le città e i sindaci dei popoli colpiti dai terremoto. Ricostruire presto e bene si può”.
