Una nuova scossa di terremoto, di magnitudo 5.0, ha scosso oggi l’Oklahoma, stato degli USA centro-meridionali. Ci sono danni alle costruzioni e l’intensità è stata stimata in un VI grado nella scala MCS. Non si riportano al momento notizie di feriti ma il sisma in Oklahoma riaccende la forte preoccupazione intorno alla sismicità in questo stato dell’America centrale, dove fino a pochi anni fa l’attività sismica era quasi assente.
L’Oklahoma ha visto crescere in pochi anni l’attività sismica in maniera sorprendente. Se nel 2009 lo stato americano aveva una media – calcolata su trent’anni – di solo due terremoti di magnitudo uguale o superiore a 3.0 all’anno, soltanto nel 2013 i terremoti con magnitudo uguale o superiore a 3.0 sono stati 109. Nel 2014 i terremoti con M>3 sono stati 585. Una continua crescita che ha mobilitato sismologi e cittadini locali, esasperati da un fenomeno del tutto nuovo. E pericoloso: il 5 novembre 2011 un sisma di magnitudo 5.7 ha creato danni nella città di Prague, e il 3 settembre 2016 un altro forte sisma (M 5.8) ha colpito Pawnee.
Nel 2015 l’USGS, il Servizio Geologico statunitense, ha inserito nella descrizione della sismicità dell’Oklahoma, la possibilità che essa sia legata alle attività di fracking. Sismicità indotta dall’attività dell’uomo. “Esiste una evidenza – afferma l’USGS – che, come in altri casi nel mondo, alcuni terremoti registrati negli USA centrali ed orientali siano stati innescati o causati da attività umane che hanno alterato le pressioni presenti nella crosta terrestre al punto tale da causare movimento di faglie“.
Secondo l’USGS il fatto che vi siano terremoti in quest’area degli USA non è strano: esiste infatti un complesso sistema di faglie, alcune delle quali potenzialmente in grado di generare terremoti. Ci troviamo però lontani da margini tettonici, e si tratta di una sismicità intraplacca legata al movimento di piccole faglie situate nel bedrock situato ad alcuni chilometri di profondità. Si tratta di faglie quasi del tutto prive di movimento. In generale quindi la frequenza dei terremoti è molto bassa ed essi hanno magnitudo basse.

L’USGS è stata la voce più autorevole ad affermare che i terremoti dell’Oklahoma possono essere dovuti al fracking, ma sono moltissimi gli scienziati e gli istituti di ricerca americani che mettono in relazione il boom di iniezione di fluidi in profondità con l’aumento di sismicità in certe zone. Tuttavia non è possibile scientificamente provare che tutte le scosse sismiche presenti nell’area siano state innescate dalle iniezioni.
La sismicità indotta nello stato dell’Oklahoma non ha niente a che vedere con quanto avviene in Italia, paese situato lungo un margine tettonico e perciò altamente sismico. Inoltre le faglie che generano i terremoti in Italia sono legate a sistemi enormi e molto complessi, che non possono essere paragonati con i sistemi di faglie di aree intraplacca come l’Oklahoma.
