I tornado in Italia nel terzo millennio: da Arcore 2001 a Roma 2016, quindici anni di paura, morte e distruzione

l'Unità - 31 ottobre 1961
l'Unità - 31 ottobre 1961
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Il tornado del 12 giugno 2012 a Venezia
Il tornado dell'8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta
Il tornado dell'8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta
Il tornado dell'8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta
Il tornado dell'8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta
Il tornado dell'8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta
Il tornado dell'8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta
Il tornado dell'8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta

I tornado in Italia ci sono sempre stati e hanno colpito in modo frequente varie località del nostro Paese nella sua storia millenaria. Non sono affatto fenomeni “anomali” o “anormali” per la Natura e per il Clima Mediterraneo; addirittura l’Italia ha il triste primato del tornado più distruttivo d’Europa, quello dell’8 dicembre 1851 nella Sicilia occidentale. Il turbine d’aria colpì in modo violentissimo Marsala e il suo porto, uccidendo oltre 500 persone. Mai un tornado in Europa ha provocato così tante vittime. Ma la storia antica e recente dell’Italia è zeppa di fenomeni analoghi, devastanti e distruttivi. Il 23 luglio 1910 in Brianza un altro violento tornado provocava 60 vittime, il 24 luglio 1930 a Volpago del Montello si verificava uno dei tornado più violenti di sempre al mondo con venti fino a 500km/h (categoria F5 sulla Scala Fujita), provocando 23 vittime. Ancora in pianura Padana altri eventi distruttivi, tutti con morti, il 16 giugno 1957 nell’oltrepò pavese e il 4 luglio 1965 tra Parma e Piacenza, poi il tornado di Catania il 31 ottobre 1968 (due morti e oltre 100 feriti), quello drammatico dell’11 settembre 1970 a Venezia (36 vittime, oltre 500 feriti).

Ovviamente anche nel terzo millennio non sono mancati i fenomeni estremi, in tutto il Paese. Negli ultimi 15 anni abbiamo avuto tanti fenomeni distruttivi, con morti e feriti, da Nord a Sud. Nella mappa a corredo dell’articolo abbiamo evidenziato in nero quelli degli ultimi mesi, tutti del 2016: dai due tornado di ieri a Roma (Ladispoli e Cesano) fino a quello di Sottomarina di Chioggia il 4 giugno, passando per Frattaminore (7 ottobre) e San Vito Chietino (6 agosto). In realtà ci sono stati molti altri tornado negli ultimi mesi, in Calabria, Sicilia, a Capri e Ischia, a Marina di Pisa. Ma quelli sopra citati sono stati i più distruttivi.

Tornando indietro negli scorsi anni troviamo numerosi fenomeni devastanti: quello, disastroso, dell’8 luglio 2015 sulla Riviera del Brenta, capace di abbattere costruzioni in cemento armato. Quello del 5 novembre 2014 ad Acireale, dove alcune case furono letteralmente scoperchiate. Sempre nel 2014, il 13 ottobre s’era verificato un altro tornado distruttivo nel Polesine a Melara. Non si può dimenticare anche l’evento del 30 aprile 2014 a Modena e Castelfranco Emilia. Poi arriviamo al 2012, l’anno terribile per gli eventi di Taranto (28 novembre) e Venezia (12 giugno). Continuando ad andare indietro arriviamo a Catania (14 dicembre 2009), Scicli (12 novembre 2004) e Arcore (7 luglio 2001).

Da non dimenticare anche il tornado del 15 giugno 2007 a Mestre, sempre lì in Veneto nell’alto Adriatico, nella zona a più alto rischio d’Italia: provocò decine di feriti all’Heineken Jammin Festival.

Una particolarità degli ultimi violenti tornado, è che hanno provocato – quasi come se fosse una regola – una vittima ciascuno (oltre a decine di feriti e distruzione nelle zone colpite). Un morto ieri a Ladispoli e un morto ieri a Cesano, ma anche un morto un anno fa nella Riviera del Brenta, un morto a Taranto nel 2012, un morto a Catania nel 2009.

Con il miglioramento delle tecnologie e tecniche previsionali, questi fenomeni sono sempre più conosciuti e anche prevedibili nel nostro Paese; aumenta inoltre la consapevolezza del rischio nella popolazione, seppur con ancora molte pecche di prevenzione che – come per i terremoti – è l’unica strada da seguire per fronteggiare al meglio eventi così devastanti per la vita quotidiana degli esseri umani, ma assolutamente normali per la natura di un pianeta vivo e attivo come la Terra che ci ospita.