Perché nella misura della quantità di pioggia caduta si utilizzano i millimetri e cosa indica ogni millimetro (mm) di accumulo? I millimetri vengono usati in maniera abbastanza uniforme nel mondo della ricerca scientifica perché permettono di risalire facilmente al volume di acqua caduto su una certa superficie.
La misura in millimetri corrisponde alla così detta altezza pluviometrica. Un millimetro di accumulo è pari come quantità a 1 litro caduto su una superficie di 1 metro quadrato. Dire ad esempio che la quantità di pioggia caduta in una certa località è di 20 mm, equivale a dire che su ogni area di 1 metro quadrato in quella determinata località sono caduti 20 litri di pioggia. Se si posizionasse al suolo un contenitore con una apertura di 1 metro quadro, troverei quindi al suo interno 20 litri. Per questo in alcune nazioni gli uffici preposti alla misura delle precipitazioni usano come unità il l/m2 (litro al metro quadrato). Ci sono poi le nazioni che usano il sistema di misura anglosassone, ed invece di usare i millimetri utilizzano i pollici (inches), ma ormai l’uso del sistema metrico è abbastanza uniforme nel mondo.

Qui però subentra il problema di quanto fitta è la maglia dei pluviometri dislocati sul territorio: in ogni punto infatti piove in quantità diverse, specialmente durante fenomeni temporaleschi caratterizzati da forte eterogeneità. Inoltre c’è molta differenza ad esempio fra zone montane e pianeggianti, ed in generale sulle nostre catene montuose vi è un aumento della quantità di pioggia media mano a mano che si sale di quota. Avere pochi pluviometri a disposizione può portare ad avere un dato sbagliato sulla reale entità delle precipitazioni in atto.
La misura ottenuta è universale, e non dovranno quindi essere forniti i dati di apertura dell’imboccatura del pluviometro. Detto questo ci sono però delle regole da seguire per il posizionamento dello strumento. I pluviometri dovrebbero essere installati sempre in aree aperte (quindi lontano da edifici o alberi che possano fare da scudo alla pioggia), con la bocca ad 1 metro e mezzo dal suolo. Inoltre non dovrebbero avere mai una imboccatura troppo piccola perché questo comporta un errore in difetto (specie in occasione di pioggia a vento, la bocca troppo piccola potrebbe non raccogliere tutta l’acqua in caduta). È per questo che i pluviometri ufficiali hanno una imboccatura standard di 36 cm di diametro.
Una volta conosciuta l’altezza di pioggia caduta in varie parti del territorio, possono essere costruite le carte di precipitazione, dove vengono tracciate le “isoiete”: così come in una carta geografica esistono le curve di livello (isoipse) per indicare le diverse altezze sul livello del mare, così le isoiete indicano aree dove è caduta una uguale quantità di pioggia. Questo permette una visione di insieme del territorio, e in poco tempo permette di capire in quali aree potrebbero esserci state criticità per piogge molto abbondanti.
La conoscenza della quantità di pioggia che cade sul territorio ha un interesse enorme per aspetti fondamentali della nostra vita quotidiana. Innanzitutto per il fabbisogno idrico. Una parte di quell’acqua si infiltra nel sottosuolo e va a ricaricare le falde: quanto più piove, tanta più acqua sotterranea avremo a disposizione per il consumo idrico. Quanto meno piove, tanto più dovremo razionare le riserve di acqua presenti. Ovviamente questo fattore dipende anche dalla permeabilità del terreno (se è coperto da cemento o se sono presenti sedimenti impermeabili, non si infiltrerà che una minima parte). In secondo luogo per il rischio idraulico: la parte di acqua che scorre in superficie (cioè che scorre senza infiltrarsi) alimenterà i corsi d’acqua facendone crescere la portata e potrà causare piene, esondazioni. Si tratta perciò di parametri importantissimi da considerare e da tenere costantemente sotto controllo per un miglior rapporto con il territorio.