Le faglie sono fratture o zone di fratture della crosta terrestre che possono avere estensioni da pochi metri fino a decine di chilometri, lungo le quali avviene uno spostamento reciproco delle due parti a contatto. Questo spostamento può avvenire bruscamente, dando luogo ai terremoti.
Sono il frutto della tettonica delle placche, cioè del continuo spostamento delle placche tettoniche sulla crosta terrestre. Senza le faglie non avremmo catene montuose né fosse oceaniche. Non esisterebbero neanche i terremoti, ma sarebbe l’intero pianeta ad avere un aspetto totalmente diverso. Del resto l’assenza di faglie è fisicamente impossibile, per il comportamento fragile della crosta terrestre in risposta a sollecitazioni tettoniche.
Nonostante questo termine sia oggi di patrimonio comune, poco conosciuta è la sua etimologia. Veniva usata nel ‘700 dai minatori belgi della Vallonia per indicare un vuoto, o una mancanza, all’interno delle gallerie minerarie. In francese il verbo “mancare” si dice “faille” (che si pronuncia con la “gl-”così come in spagnolo, dove “falla”- pronunciato faglia – significa “manca”). Durante i lavori di scavo infatti, quando venivano incontrate delle faglie, i minatori notavano che la roccia si presentava spaccata e più blanda. A volte questo sbriciolamento della roccia portava a dei veri e propri vuoti nel cuore della montagna. È facile immaginare che per dei minatori che lavoravano in modo disumano con metodi a mano, incontrare dei vuoti nella montagna era un evento importante e che destava stupore.
Il motivo per cui lungo le faglie la roccia si presenta spaccata e frammentata, è legato alle fortissime tensioni che avvengono lungo queste spaccature, legate ai movimenti tettonici.
