Attenzione a bracieri, vecchie stufe, scaldabagni a fiamma libera. E’ l’appello che il Centro antiveleni della Maugeri di Pavia lancia in vista della notte di San Silvestro, quando le famiglie italiane si riuniranno per festeggiare l’arrivo del nuovo anno, magari in case di montagna o di campagna, rimaste chiuse per diverso tempo. Un monito legato anche ai dati: negli ultimi due inverni il Centro antiveleni di Pavia ha gestito 785 casi di intossicazione da monossido di carbonio. Per il 20% è stato necessario il ricorso alla camera iperbarica. Il rischio intossicazione, spiegano gli esperti del centro, è appunto legato soprattutto all’utilizzo di bracieri o caminetti e stufe dal tiraggio difettoso o, ancora, da vecchi scaldabagni a fiamma libera. “La messa in funzione di impianti o camini inattivi da tempo e non controllati, come può avvenire nelle case di vacanza, è causa frequente di intossicazioni”, spiega Carlo Locatelli, tossicologo, e direttore del Cav pavese, che fornisce ogni anno consulenza tossicologica ai pronto soccorso e ai dipartimenti di emergenza-urgenza di tutti gli ospedali d’Italia. Il Centro si appella a “prestare la massima attenzione, durante questa festività” e poi anche nei giorni successivi, caratterizzati dall’arrivo del freddo, ai sistemi di riscaldamento, evitando del tutto quelli impropri come sono appunto i bracieri. “Il Cav ogni anno gestisce più di 400 casi di intossicazione da monossido di carbonio-Co, distribuiti su tutto il territorio nazionale e il 20% in regione Lombardia”, racconta Locateli. Un dato costante, “nonostante la scorsa stagione invernale non sia stata particolarmente rigida dal punto di vista delle temperature”. Il pericolo è subdolo perché, spiega Locatelli, “il Co è inodore, incolore e non irritante”. Le situazioni particolarmente rischiose sono determinate dall’utilizzo di mezzi di riscaldamento impropri e dal malfunzionamento di caldaie. Guardando ai dati degli ultimi due anni, 40 intossicati su 100 sono cittadini immigrati, a causa – spiegano dal Centro – della precarietà abitatitiva in cui si trovano spesso queste persone. “Questi pazienti – osserva Locatelli – hanno un’età media più bassa (30 anni) rispetto ai soggetti di origine italiana (40 anni); e tra i bambini intossicati di età inferiore a 3 anni la percentuale di soggetti di origine straniera sale al 56%”. Per quanto il problema sia noto, sottolinea ancora il direttore del Centro antiveleni, “il monossido di carbonio è ancora causa frequente di intossicazione con esito a volte letale. La gravità dell’avvelenamento dipende dalla durata di esposizione e dalla concentrazione del gas inalato; le conseguenze possono essere lievi (cefalea, nausea, vomito, stanchezza), gravi (confusione mentale, perdita di coscienza, coma, convulsioni, dolore toracico) o letali, nel caso di concentrazioni elevate o esposizioni molto prolungate”. Locatelli aggiunge che “occorre fare molta attenzione ai sintomi, da non confondere con quelli di altre patologie (intossicazione alimentare o sindrome influenzale): se in un ambiente dove sono presenti processi di combustione si manifestano disturbi di qualunque tipo, o se gli stessi sintomi sono presenti in più persone nello stesso ambiente, è opportuno sospettare la presenza di Co, quindi aerare l’ambiente e chiamare i soccorsi”. La terapia per gli intossicati è l’ossigenoterapia che nei casi più gravi deve essere condotta in camera iperbarica. “L’intossicazione da monossido di carbonio – conclude Locatelli – oltre ai sintomi immediati, può essere causa di danni che si manifestano anche a distanza di settimane o mesi. È pertanto importante, per i pazienti che sono stati vittima di intossicazione, effettuare controlli clinici presso centri specializzati a distanza di tempo, mirati a individuare e trattare gli eventuali effetti a lungo termine”. Il Centro dispensa anche alcuni consigli su cosa fare e non fare: provvedere a una manutenzione regolare dell’impianto termico da parte di personale qualificato e controllare periodicamente i requisiti di sicurezza dei dispositivi, non modificarli autonomamente verificare la pervietà e il tiraggio dei camini specie durante e dopo giornate ventose; non otturare le prese d’aria e garantire un adeguato apporto di ossigeno nei locali; non utilizzare bracieri e barbecue e generatori di corrente in ambienti chiusi; prestare particolare attenzione alla verifica degli impianti e dei camini in case dove non si soggiorna da tempo (per esempio case di vacanza). E in caso di sospetta intossicazione: aerare i locali, allontanare l’eventuale intossicato all’ambiente contaminato e, se incosciente, posizionarlo sul fianco, chiamare il 118.
Capodanno, Centro Antiveleni: dai bracieri alle stufe, occhio al monossido di carbonio
