La febbre gialla che sta colpendo l’Angola poteva essere un’altra epidemia disastrosa come Ebola, e invece si è riusciti ad arginarla. Un risultato possibile grazie ad un imponente campagna vaccinale, che e’ stata in grado di far bastare le scorte di vaccino diluendo le dosi disponibili, e che ha potuto contare sul contributo di alcuni insoliti donatori, come Brasile e Sudan, come segnala il New York Times. I primi casi, risalenti a dicembre 2015, furono diagnosticati erroneamente come avvelenamento da cibo, e solo a gennaio le diagnosi di laboratorio confermarono che si trattava di febbre gialla. Inoltre l’attenzione era tutta concentrata su Zika.
A febbraio la malattia era già diffusa in 12 province dell’Angola, ed era arrivata anche nel nord del Congo. Ne sono rimaste immuni invece (e ancora non e’ chiaro il perché) Namibia e Zambia. Poi per la prima volta il virus e’ arrivato in Asia. Ci sono voluti mesi prima che l’epidemia fosse chiara e salisse il livello di allerta. Le scorte globali di emergenza, di 6 milioni di dosi di vaccino, si sono esaurite nel solo mese di febbraio a Luanda, ma il governo angolano ne aveva chieste altre 4 milioni, che pero’ non sarebbero arrivate prima di maggio. Anche Congo e Uganda avevano chiesto 3 milioni di dosi. Poichè il vaccino non reca grandi profitti, molte aziende farmaceutiche hanno smesso di produrlo: attualmente sono solo 6, di cui 4 vendono all’Organizzazione mondiale della sanità. A maggio gli esperti dell’Oms erano sul punto di dichiararla emergenza globale come Zika, ma poi l’epidemia ha iniziato a rallentare. Il Brasile ha contribuito con 18 milioni di dosi di vaccino per contenere l’epidemia in Africa, e persino il Sud Sudan, uno degli stati piu’ poveri del mondo, ha rinunciato a 400mila dosi destinate ai suoi bambini. A ottobre oltre 31 milioni di persone sono state vaccinate. ”Il finale della storia e’ un successo – ha commentato Sylvie Briand, dell’Oms – ma e’ stata un vera sfida logistica”.
