National Geographic risponde a Avvenire per la copertina sulla “Gender revolution“. “Non mi sorprende che Avvenire non gradisca il modo in cui il National Geographic ha esplorato il tema dell’identità di genere“, scrive al direttore del quotidiano Cei il direttode di National Geographic Italia Marco Cattaneo –. Tuttavia devo sottolineare che, al contrario di quanto sostiene l’autore, il numero speciale sull’argomento – che sarà in edicola in edizione italiana a partire dal 3 gennaio – affronta la questione dal punto di vista scientifico, psicologico, sociale, etico e naturalmente etnico, considerando anche gli stereotipi di genere presenti nelle diverse culture umane. E illustra anche, non solo, casi di bambini, tra cui Avery Jackson, la ragazzina che compare nella copertina americana ma non in quella italiana“.
“Come è tradizione di una delle testate più prestigiose del mondo, raccoglie le sue testimonianze sempre e rigorosamente con il pieno consenso degli interessati e, nel caso di minori, dei loro genitori. Mi pare invece che l’autore dell’articolo apparso su Avvenire abbia trattato il numero con superficialità, senza approfondirne con attenzione i contenuti. Perché National Geographic prende atto di una situazione di grande attualità, molto dibattuta, e la analizza da tutti i punti di vista, senza pregiudizi né posizioni dogmatiche, come è caratteristica di una rivista che racconta il mondo per ciò che è, senza piegarlo ad alcun tipo di propaganda, come invece si vorrebbe far credere“. “Parliamo di scienza, non di ideologia“, risponde Luciano Moia sul giornale della Conferenza episcopale italiana. “E’ la pretesa di confondere i due aspetti che alimena i nostri dubbi sul vostro approccio”. Il giornalista di Avvenire scrive: “Lei è libero di non frequentare le nostre pagine, non di presumere con qualche sussiego che cosa scriviamo in esse, nutrendo informazioni e valutazioni di conoscenze, approfondimenti, verifiche, confronti che non datano da ieri e che mettono sempre al promo posto il diritto dei più deboli e più sfortunati“.
