Gli investigatori non trovano conferma della versione dell’attacco terroristico al Tu-154 del Ministero della Difesa che si è schiantato vicino a Sochi il 25 dicembre. Lo ha detto a Interfax una fonte vicina all’inchiesta. Dopo le prime decodifiche dei dati dai registratori di bordo e l’analisi del relitto, compresa l’assenza di tracce di esplosivo, non resta alcun motivo per seguire tale versione. Non è stato possibile inoltre stabilire gli effetti di un’esplosione o di una interferenza tecnica. Tra le principali versioni non sembrano oltretutto esserci condizioni atmosferiche più difficili.
Si segue dunque “la versione di fattori tecnici e umani che potenzialmente potrebbero aver portato a una catastrofe“, ha detto la fonte. La Commissione presterà particolare attenzione alle condizioni tecniche del velivolo. Il Tu-154 è precipitato la mattina di Natale pochi minuti dopo il decollo da Sochi, dove ha fatto una sosta di rifornimento prima di dirigersi in Siria. La versione principale è considerata un guasto tecnico. In prima battuta il ministero della Difesa ha escluso categoricamente l’ipotesi di un attentato terroristico, che però talora rispunta come un fantasma. Tutte le circostanze smentirebbero tale possibilità, persino lo scalo a Sochi, inizialmente previsto invece in un aeroporto militare. Ma proprio Sochi, alle porte del Caucaso, avrebbe potuto costituire una variabile imprevista, per quello che in genere sono questi voli militari verso la Siria, posti sotto controllo totale delle forze armate.
A bordo c’erano 92 persone: tra loro 65 artisti della Alexandrov, ensemble militare conosciuta in tutto il mondo come il coro dell’Armata Rossa, il loro direttore, il generale (e compositore) Valery Khalilov. E ancora Anton Gubankov, direttore delle attività culturali del ministero della Difesa russo, nonchè autore delle parole de “L’inno dei giusti”, eseguito dal coro dell’Armata Rossa nel maggio 2014 in Crimea e considerato uno schiaffo all’Occidente che non riconobbe il referendum, per il passaggio alla Russia della penisola ucraina. A bordo c’era anche la bella Ralina Ghilmanova, solista dell’Armata rossa. Altri militari, nove giornalisti dei tre principali canali nazionali, e l’attivista sociale, filantropa Elizaveta Glinka, nota in Russia come Doktor Liza: fu lei qualche giorno prima della partenza ad annunciare che sarebbe andata in Siria.
