Salute: miniprotesi risolutive per una diffusa forma di incontinenza

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Piccole protesi inserite con un breve intervento mininvasivo ridanno forma al “sistema di continenza” anale e ripristinano la sua funzione naturale, curando l’incontinenza fecale, un problema diffuso, spesso conseguente al parto, ma non solo. I primi risultati di questo approccio soft sono stati presentati in una pubblicazione sulla rivista Techniques in Coloproctology da Carlo Ratto, responsabile dell’Unità Operativa di Proctologia della Fondazione Policlinico Universitario “A. Gemelli”, che ha inventato e messo a punto questa innovativa tecnica chirurgica. L’incontinenza fecale è una condizione clinica complessa, che affligge un considerevole numero di persone, stimato intorno al 2-5% della popolazione, con un’incidenza sensibilmente più elevata al di sopra dei 50 anni. Le cause possono essere di diverso tipo e prevalgono le lesioni sfinteriali da parto (la causa più frequente nelle donne) e quelle da interventi chirurgici eseguiti a livello anale. Frequenti anche le incontinenze da trattamenti (non solo chirurgici ma anche radianti) di neoplasie pelviche (rettali e ginecologiche); da cause metaboliche, come conseguenza di interventi neurochirurgici e quali esiti del prolasso rettale. Negli ultimi anni è stato sviluppato lo SphinKeeper, un’assoluta novità in campo terapeutico, che è costituito da piccole protesi impiantate nel canale anale e forma un “nuovo sfintere”, con l’obiettivo di restituire una normale funzione. L’intervento chirurgico si pratica in anestesia locale, ha una durata di circa 30 minuti. Gran parte dei pazienti che hanno effettuato questo intervento hanno mostrato una scomparsa o significativa diminuzione delle perdite fecali in modo da evitare o ridurre l’uso di pannoloni o salva-slip, con un netto miglioramento della loro qualità di vita.