Lo Speciale Tsunami di MeteoWeb ha fatto luce sul rischio tsunami in Italia, descrivendo (grazie al preziosissimo lavoro del geologo Giampiero Petrucci) nel dettaglio il più devastante maremoto della storia d’Italia, quello che ha colpito lo Stretto di Messina (e non solo) il 28 dicembre del 1908, .
L’evento più disastroso del XX Secolo. Il terremoto più potente del Novecento nel nostro paese si verifica il 28 Dicembre 1908, alle 5.21 di mattina (ora in cui si fermano tutti gli orologi della città di Messina). Ancora dibattuta la sede del suo epicentro: per alcuni (DBMI04, Stucchi ed altri, 2007) sarebbe sulla sponda calabrese dello Stretto, tra Archi e Gallico; per altri (Valensise e Pantosti 1992; Pino ed altri, 2009) in mare, davanti a Reggio Calabria. Ben più certa invece la magnitudo, 7.1 sulla scala Richter.

Le altezze delle onde provocate dal maremoto nella sponda Siciliana sono state minuziosamente descritte nel libro di Giovanni Platania, “Il maremoto dello stretto di Messina del 28 Dicembre 1908”.
Torre Faro 0.80 metri
Grotte 2.80 m.
Pace 4.70 m.
Paradiso (contrada Casicelle) 3.70 m.
Paradiso (a sud del villaggio) 2.40 m.
Messina (brigata marittima di P.S.) 3.0 m.
Messina (S.Raineri, difesa marittima) 3.0 m.
Messina (faro di S.Raineri) 2.60 m.
Messina (foce torrente Portalegna) 6.00 m.
Galati Marina (villa Rizzotto) 8.00 m.
Briga Marina (S.Paolo, casa Panarello) 8.50 m.
Giampilieri Marina (casa Palazzolo) 7.20 m.
Scaletta (casa Crimi) 8.00 m.
Itala marina (torrente) 7.90 m.
Ali Marina (torrente Bagni) 6.85 m.
Ali Marina (contrada Malambri) 7.30 m.
Ali Marina (torrente Mastroguglielmo) 8.40 m.
Nizza di Sicilia (quartiere nave) 9.20 m.
Roccalumera (contrada Farina) 8.00 m.
Roccalumera (via Casazza) 7.00 m.
S.Teresa di Riva (contrada Furci) 5.80 m.
S.Teresa di Riva (contrada Bucalo) 6.10 m.
S.Teresa di Riva (contrada Baracca) 6.00 m.
S.Alessio (contrada Senna) 7.10 m.
Capo S.Alessio (presso la galleria) 11.70 m. (massima altezza in Sicilia)
Letojanni (a sud della galleria) 5.00 m.
Letojanni (villa Spisone) 5.85 m.
Isolabella (costa interna) 4.00 m.
Giardini (stazione ferroviaria) 9.00 m.
Giardini (capo Schisò, casa Lombardo) 8.20 m.
Fondachello (casa d’Agata) 5.60 m.
Riposto (lanterna) 5.80 m.
Torre di Archirafi 5.70 m.
S.Tecla (a sud del villaggio) 5.70 m.
Acireale (rada) 3.70 m.
Aci Trezza (stabilimento Amenta) 7.10 m.
Aci Trezza (scalo) 5.00 m.
Ognina (bottega) 5.00 m.
Ognina (porto di Ulisse) 3.30 m.
Catania (casotto del maregorafo) 2.70 m.
Augusta (salina regina) 1.85 m.
Augusta (ponti di campagna) 2.00 m.
Siracusa (ponte del canal grande) 1.60 m.
Capo Passero 1.50 m.
Ma con il passare degli anni e con l’affinarsi delle tecniche di indagine, qualche dubbio è affiorato: oggi infatti la tesi più affermata indica come causa principale di questo tsunami non tanto il terremoto (che caso mai assume un ruolo di “attore non protagonista” o comunque agente indiretto) quanto una frana sottomarina. A sviluppare, con ampia dovizia di particolari, questa soluzione entra in gioco uno studio ben specifico: Sulle cause dello tsunami di Messina del 1908 di Andrea Billi e Liliana Minelli (Accademia Nazionale delle Scienze, Scritti e Documenti, 43, 19-28, 2010). I punti a sostegno di questa tesi sono molteplici e spesso incontrovertibili: è interessante ricordarli, anche per dimostrare quanto sia complesso ed avvincente lo studio degli tsunami.
Ricostruzione di uno tsunami: i tempi di arrivo. Il primo parametro preso in considerazione riguarda i tempi di percorrenza dell’onda ovvero i minuti intercorsi tra lo sviluppo del terremoto e l’arrivo dello tsunami sulle varie località della costa. In base alle testimonianze coeve (Platania, 1909; Baratta 1910) fu stabilito, ad esempio, che a Giardini Naxos e Nizza le onde arrivarono nel giro di due-tre minuti dalle scosse sismiche mentre a Reggio Calabria e Messina tra i due eventi trascorsero almeno 8-10 minuti, forse anche 12 per la zona di Capo Peloro. Già questo aspetto contrasta fortemente con la posizione dell’epicentro sismico (più vicino al Nord dello Stretto che a Giardini Naxos), ponendo molti dubbi ai ricercatori. Il secondo passo è stato, in base alla batimetria locale ed alle leggi che regolano lo sviluppo degli tsunami (in particolare la relazione tra velocità di propagazione e profondità dei fondali), considerare la velocità media delle onde intorno ai 300 km/h. Con una semplice operazione aritmetica, per ogni località è stato poi moltiplicato il tempo di arrivo dell’onda per questa velocità, ottenendo così la distanza della località stessa dalla sorgente dello tsunami. Quindi, utilizzando la tecnica del cosiddetto tracciamento inverso delle onde di tsunami, su una mappa della zona si sono disegnate circonferenze di raggio pari alla distanza così ottenuta e centrate su ogni località in questione. In questo modo è stato possibile individuare l’area in cui i vari cerchi si intersecavano maggiormente: quella è diventata la zona più probabile della sorgente. E qui è scoppiata la prima “bomba”: la sorgente risultava molto più a sud dell’epicentro sismico, ad una distanza di almeno 40 km e posizionata a circa 40 km dalla costa di fronte a Giardini Naxos. Dunque, considerando incontrovertibile la posizione dell’epicentro, terremoto e tsunami non rispondevano all’equazione causa-effetto. In altre parole, lo tsunami non sembrava generato dalla scossa sismica: quasi una rivoluzione copernicana.
Le variazioni di run-up. Una regola fondamentale nella ricostruzione degli tsunami vuole che il sito con il massimo run-up generalmente rappresenti la proiezione lungo la costa della sorgente o che comunque sia nei suoi pressi. Per lo tsunami del 1908 i dati mostrano valori di run-up piuttosto elevati (9-12 metri) sulla costa ionica della Sicilia, tra Giardini Naxos e Capo S. Alessio, non propriamente vicini all’epicentro sismico. Un’ulteriore analisi delle informazioni ha permesso di osservare un aspetto fondamentale: lungo entrambe le coste in questo maremoto il run-up si riduce significativamente nello spazio di alcune decine di km e non, come nel caso di uno tsunami generato da un terremoto, su distanze ben maggiori (talora dell’ordine perfino di migliaia di km). Dunque, un’altra conferma alla teoria di una causa non sismica, corroborata da un altro dettaglio non trascurabile: tsunami e terremoto hanno sviluppato i loro effetti più devastanti in zone sostanzialmente diverse, confermando una correlazione tra loro piuttosto labile.
Cavi telegrafici, frane e mineralogia. Un altro indizio di primaria importanza arriva dalla rottura dei cavi telegrafici sottomarini tra Malta e Zacinto, in pieno Mar Ionio, a circa 150 km di distanza dall’epicentro del sisma. E’ universalmente condiviso che un fatto simile è compatibile con eventi franosi sottomarini e le cosiddette “correnti torbiditiche” (flussi di trasporto in una direzione comune di materiale terrigeno caotico e disordinato). Soprattutto quando, come in questo caso, la rottura avviene in un’area batiale ovvero una sorta di pianura compresa tra -2000 e -4000 metri. I cavi vennero distrutti circa 10 ore dopo il sisma del 26 Dicembre 1908 (Baratta M., 1910) e l’interruzione delle comunicazioni tra le due isole fu la migliore testimonianza del fenomeno. Ma anche stavolta, a seguito delle indagini moderne, si verifica una sorpresa. I carotaggi eseguiti in corrispondenza dell’interruzione hanno mostrato nei primissimi metri, dunque in superficie, la presenza di sabbia grossolana che poteva essersi depositata in quella piana batiale soltanto attraverso una frana sulla scarpata continentale. Ma da dove proveniva questa frana? La mineralogia ha fornito l’ultimo apporto decisivo alla questione: questi sedimenti hanno infatti mostrato la stessa identica composizione mineralogica di quelli presenti sui Monti Peloritani ovvero sulla catena montuosa alle spalle della costa ionica, tra Messina e Giardini Naxos. Potevano dunque essere finiti lì soltanto tramite una frana sottomarina originatasi davanti alla costa ionica della Sicilia settentrionale: la presenza di canyons sottomarini (con direzione all’incirca NordOvest-SudEst) che collegano la zona dello Stretto con l’area interessata dalla rottura dei cavi, confermata dalla batimetria, chiudeva definitivamente la questione. Il mosaico aveva finalmente trovato la sua ultima tessera.
Scoperta rivoluzionaria e sensibilizzazione. Dunque un lavoro di ricerca interdisciplinare, con tecniche moderne ma basato su antiche rilevazioni scientifiche, ha permesso di identificare la causa scatenante lo tsunami del 28 Dicembre 1908. Il terremoto, a prescindere dall’esatta collocazione dell’epicentro, ha indubbiamente avuto una parte complessiva molto importante, squassando equilibri e devastando l’intera area dello Stretto, ma giocando comunque un ruolo indiretto e parziale nello tsunami. La causa decisiva del maremoto, il fattore che ne ha determinato la maggior parte della sua potenza, è infatti rappresentata da una frana sottomarina (indotta dallo stesso sisma) verificatasi al largo di Giardini Naxos. Non è escluso, anzi è probabile, che i due fenomeni abbiano interagito, sommando i loro effetti e rendendo quindi ancora più devastante l’evento catastrofico. Una scoperta che comunque ha rivoluzionato quanto sinora acquisito su questo evento e che amplia le nostre conoscenze scientifiche sugli tsunami: maggiore comprensione dei fenomeni significa anche migliore prevenzione. Senza la scienza applicata alla vita quotidiana il nostro mondo sarebbe indubbiamente peggiore. Occorre però risvegliare le coscienze, sensibilizzare l’opinione pubblica e la nostra politica, ottimizzare ricerche ed investimenti. Non possiamo prevedere né i terremoti né tanto meno gli tsunami ma studiarli più a fondo e conoscerli meglio sì. Soprattutto possiamo, anzi dobbiamo, prevenire i rischi e divulgarli.
Si ringrazia il dott. Andrea Billi per la gentile collaborazione, le preziose informazioni e l’autorizzazione a pubblicare le immagini proposte.
BIBLIOGRAFIA E FONTI PRINCIPALI
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- Baratta M., I terremoti d’Italia, Fratelli Bocca, 1901
- Baratta M., La catastrofe sismica calabro-messinese (28 Dicembre 1908), Società Geografica Italiana, 1910
- Billi A., Minelli L., Sulle cause dello tsunami di Messina del 1908, Accademia Nazionale delle Scienze, Scritti e Documenti, 43, 19-28, ISSN:03-91-4666, 2010
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- Billi A., Funiciello R., Minelli L., Faccenna C., Neri G., Orecchio B., Presti D, Reply to comment by Andrea Argnani et al. On “On the Cause of the 1908 Messina Tsunami, Southern Italy”, Geophys. Res. Lett. 36, L13308, doi: 10.1029/2009GL037499, 2009
- Billi A., Minelli L., Orecchio D., Presti D., Constraints to the Cause of Three Historical Tsunamis (1908, 1783 and 1693) in the Messina Straits Region, Sicily, Southern Italy, Seismological Research Letters, 81, 907-915, 2010
- Billi A., Minelli L., Orecchio B., Presti D., Runup Distribution for the 1908 Messina Tsunami in Italy: Observed Data versus Expected Curves, Bulletin of Seismological Society of America, Vol. 99, n. 6, 3502-3509, 2009
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