A novembre 2016 erano otto i Paesi europei a riportare casi di influenza aviaria da virus A(H5N8) altamente patogenico tra uccelli selvatici, volatili degli zoo e allevamenti di pollame. Sono i dati diffusi dal l’Ecdc – European Centre for Disease Prevention and Control, che sottolinea come sia la seconda volta che il virus A(H5N8) viene introdotto in Europa attraverso la migrazione autunnale degli uccelli, anche se circola in Asia dal 2010. Il sequenziamento completo del genoma dei virus A(H5N8) suggerisce che questi virus circolano essenzialmente nella popolazione di uccelli selvatici e volatili stanziali senza rischi specifici per l’uomo. Infatti, ad oggi nel mondo, non sono mai stati riportati casi di infezione nell’uomo. Identificata per la prima volta in Italia più di un secolo fa, l’influenza aviaria è una malattia degli uccelli causata da un virus dell’influenza di tipo A, che può essere a bassa o ad alta patogenicità.
Diffusa in tutto il mondo, l’influenza aviaria è in grado di contagiare pressoché tutte le specie di uccelli, anche se con manifestazioni molto diverse, da quelle più leggere fino alle forme altamente patogeniche e contagiose che generano epidemie acute. Se causata da una forma altamente patogenica – come evidenziano gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità – la malattia insorge in modo improvviso, seguita da una morte rapida quasi nel 100% dei casi. La paura di una nuova pandemia, originata negli scori anni da un passaggio del virus aviario all’uomo, ha messo in moto una serie di misure straordinarie di prevenzione in tutto il mondo.
