Dopo la nuova ondata di smog su Pechino spinta dai riscaldamenti a carbone, la Cina sterza verso l’energia pulita. L’Agenzia per l’Energia cinese ha infatti annunciato che investirà 361 miliardi di dollari per la produzione di energia da fonti rinnovabili, entro il 2020, e la National Energy Administration cinese fa sapere che userà i fondi per costruire più eolico, idroelettrico, solare e per le infrastrutture nucleari nel corso dei prossimi cinque anni. Una politica che, ha sottolineato la Nea, porterà alla creazione di 13 milioni di posti di lavoro. E la strada intrapresa da Pechino potrebbe non fermarsi a questo progetto. L’amministrazione cinese calcola infatti che entro il 2020 solo il 15 per cento di energia della nazione verrà da fonti rinnovabili, con oltre la metà di produzione derivante da impianti alimentati a carbone. Questa della Cina è una decisione, osservano gli esperti del Mit Technology Review, che arriva proprio mentre in altri paesi il tema delle rinnovabili sta segnando il passo. “Il futuro degli investimenti per l’energia pulita in alcune parti d’Occidente appare incerto” osservano. “Un nuovo rapporto riferisce che gli investimenti in rinnovabili in Gran bretagna potrebbero ridursi del 95% nei prossimi tre anni a causa di una contrazione degli incentivi”, tutto questo mentre, “nonostante le politiche di Barack Obama, il presidente entrante degli Usa, Donald Trump, parla di un ritorno ai combustibili fossili” commentano gli editors della prestigiosa rivista del Massachusetts Institute of Technology. Un quadro, indicano ancora, che potrebbe vedere la “Cina emergere come leader de facto delle politiche climatiche”. Una previsione, chiariscono, “che potrebbe davvero avverarsi”.
