Duecento posti letto a disposizione per far fronte all’emergenza freddo in città e, in caso di cali di temperature drastici, accordi sul territorio per dare un riparo a chi vive per strada. Il Comune di Genova ha già avviato il “Piano inverno“, scattato dal primo di dicembre e che proseguirà fino a febbraio. Obiettivo: la particolare attenzione rivolta all’aiuto delle persone senza fissa dimora, in un momento dell’anno in cui le temperature si fanno sempre più rigide e negli ultimi giorni sono calate ulteriormente. Interventi mirati per non farsi cogliere impreparati e, da Tursi, lo studio di misure per offrire un posto caldo a chi non ha una casa. “Abbiamo dato avvio – spiega Emanuela Fracassi, l’assessore comunale alle politiche sociali, – ad un patto di sussidiarietà con cui studiamo interventi per offrire riparo ai senzatetto di concerto con le associazioni del territorio e centri presenti in città”. Gli accordi sono estesi anche a realtà sul territorio, per aumentare l’accoglienza nei momenti di freddo intenso e per non farsi cogliere impreparati: aperte le sale d’attesa delle stazioni, le aree adiacenti ad alcune parrocchie. “Per il grande freddo – sottolinea l’assessore – aumentiamo la residenzialità: abbiamo circa 50 posti letto in più già disponibili tra il primo dicembre e fine febbraio e abbiamo stilato accordi per aprire spazi che ospitino le persone che altrimenti sarebbero in strada, circa una 40ina in tutto che saranno messi a disposizione da Caritas, dalle associazioni della rete, nelle parrocchie, oltre ad un accordo con le grandi stazioni per l’apertura di uno spazio nello scalo ferroviario di Principe, gestito da volontari. In caso di freddo saremo pronti”. In tutto sono 200 i posti letto messi a disposizione in tutto l’anno sul territorio genovese: con l’arrivo del freddo invernale viene aumentata la disponibilità, studiando con associazioni e centri interventi che vanno dalla fornitura di servizi di bassa soglia, come igiene personale, lavanderia, docce, alla residenzialità che dura 365 giorni all’anno. “Siamo pensando – ricorda Fracassi – anche a livelli di maggiore autonomia, e si passa dai dormitori alla disponibilità di appartamenti”. Il sistema del patto di sussidiarietà è cofinanziato da comune, che stanzia 1milione e 200mila euro, Regione con 600mila euro ed enti gestori per un importo da 1milione e 200mila euro. “Con questo – conclude Fracassi – seguiamo circa 900perosne. Poi ci sono mense, punti di ascolto che ricevono persone, associazioni e gruppi che operano sul territorio con il mondo del volontariato. A ciò si aggiunge la progettazione di proposte destinate a persone senza fissa dimora che offrano soluzioni abitative dignitose e lavorano sull’inclusione sociale”.
