A che ora c’e’ stata la valanga? Perche’ se e’ vero che l’inchiesta della procura di Pescara per disastro e omicidio colposo indaga sul prima e sul dopo la tragedia, e’ anche vero che stabilizzare i tempi aiuta a capire. Lo ha detto anche il sostituto procuratore Cristina Tedeschini: ”I tempi sono tanto in questa indagine”. Sembra che i primi tentativi di Giampiero Parete di mettersi in contatto con il 118 siano alle 17.08 di mercoledi’ 18 gennaio. La prima chiamata al 113 di Quintino Marcella e’ circa alle 18,20. E’ questo quanto risulta alla Procura. La testimonianza del sopravvissuto Fabio Salzetta, il manutentore della caldaia, parla della catastrofe all’imbrunire, e il 18 gennaio il tramonto era intorno alle 17,00. E’ quindi presumibile che la valanga si sia staccata verso le 16,30. Parete ha dichiarato agli inquirenti di aver cercato di salvare i familiari: questo suo vagare quanto e’ durato? Almeno una mezzora, dice, quindi i suoi tentativi infruttuosi di connettersi con il 118 tornano con le 17,08. L’ipotesi piu’ accreditata e’ che la valanga si sia staccata per un combinato disposto con la scossa di terremoto delle 14,33 di magnitudo 5,1, circa un paio d’ore dopo. E’ materia di indagine anche l’ora in cui Marcella abbia chiamato il 113: lui dice le 17,40, agli inquirenti risulta le 18,20 circa. Il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta e’ venuto a conoscenza della valanga dopo le 18,30, allertato da amici.
Intanto si è anche appreso che alle 14,00 del 18 gennaio la sorella del proprietario dell’hotel Rigopiano ha avuto un colloquio in Provincia con il presidente Antonio Di Marco. In quell’occasione la sorella di Del Rosso ha chiesto alla provincia se fosse in programma la pulizia della strada, che tempi c’erano, visto che c’era della gente bloccata. Nessuna richiesta pressante quindi, nessuna urgenza immediata: sarebbe stata informata che era nelle intenzioni della Provincia effettuare la pulizia della strada ”al piu’ tardi in serata”. Questo spiega perche’ i clienti dell’hotel a quel punto, siamo dopo le 14.00, dopo essersi incolonnati nelle macchine, siano rientrati in albergo dopo aver lasciato i bagagli nelle auto. La notizia che lo spazzaneve non sarebbe arrivato alle due e’ arrivata in quel modo. Poi la valanga e la tragedia.
I tempi e queste testimonianze fanno parte della prima ricognizione degli inquirenti che stanno lavorando al fascicolo disposto dalla Procura di Pescara che e’ cosciente della gravita’ di quanto accaduto: ”E’ una ferita grande per l’Abruzzo, questi sono morti nostri”, ha detto infatti la Tedeschini. Che ha subito chiarito come l’indagine parte dall’assunto che ”Le valanghe sono cicliche: prima o poi ritornano”, ma ”spero di avere il quadro dei tempi entro la prossima settimana”. L’hotel Rigopiano e’ stato costruito ”in una zona a rischio valanghe accertata” e ”ci sono luoghi dove le valanghe sono elemento costituente. Ecco perche’ bisogna capire cosa sia stato fatto al di la’ del semplice censimento del rischio, ossia: chi censisce i rischi e come li gestisce. Il solo censimento di un luogo a rischio valanga potrebbe non bastare. Qui non si tratta di individuare soggetti, perché finora l’indagine e’ veramente contro ‘ignoti’ – ha proseguito la Tedeschini – ma di capire di che stiamo parlando al fine di individuare chi e’ il soggetto. Do per assodato che l’hotel sia stato costruito in una zona a rischio valanga, pur in presenza di tutte le autorizzazioni urbanistiche, ambientali o edilizie in regola. Quindi voglio sapere come viene gestito questo rischio, come viene monitorato il rischio e che provvedimenti sono stati presi. Quindi non e’ detto che il soggetto interessato sia solo l’eventuale proprietario, ma chi anche chi ha in carico le gestioni del rischio ambientale”.
L’indagine riguarda il prima della valanga, con l’acquisizione di atti relativi alle richieste di soccorso e la gestione dell’emergenza, ma anche ovviamente i tempi dei soccorsi. Intanto si e’ saputo che la turbina della Provincia e’ rotta dal 7 gennaio, e che non ci sono i soldi per ripararla, che la stessa Provincia alle 13,30 del 18 gennaio ha allertato Governo e Prefettura dell’emergenza, chiedendo rinforzi. Che alle 14,00 la sorella del proprietario ha chiesto notizie sulla pulizia della strada alla Provincia, con assicurazione che forse sarebbe stata spazzata dopo le 19,00. I tempi. La sala operativa della Provincia viene a conoscenza della valanga alle 19,30, stessa ora del Coc di Penne. Quindi a conti fatti potrebbe esserci un buco di un’ora nel quale si sono fatte le verifiche sulla veridicita’ delle affermazioni di Marcella. Alle 20,00 la macchina dei soccorsi era in strada per poi accorgersi che il disastro verso Rigopiano era incalcolabile: infatti i mezzi arriveranno all’alba.
La Provincia di Pescara ha una sola effettiva turbina, comprata nel 1988. Il mezzo che risulta rotto e che e’ al centro dell’inchiesta della Procura e’ invece un Unimog, cioe’ un camioncino polivalente che d’estate taglia l’erba e d’inverno la neve. Questo Unimog, acquistato nel 2000, risulta rotto dal 7 gennaio, pare alla trasmissione: un danno forse tra i 10 e 25 mila euro, soldi che la Provincia non ha a bilancio e che non sa dove reperire, alla luce anche delle vicende relative alla riforma Delrio che di fatto impediscono un bilancio triennale. E’ quanto sta emergendo dalle indagini degli inquirenti. Quindi per un territorio in gran parte montano la Provincia ha a disposizione due ‘turbine’, di cui una con 29 anni di attivita’ alle spalle, 4 spazzaneve e 10 cantonieri. L’uso dell’Unimog poi va in appalto: sono infatti ditte private che gestiscono i mezzi di proprieta’ dell’ente.
